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Grazie al concreto e continuo sostegno degli Istituti Italiani di Cultura di Ankara e Istanbul e dei loro direttori Diego Grilli, Flavia Tibaldi, Roberta Ferrazza e Angela Tangianu, e grazie alla prestigiosa collaborazione con il Teatro Comunale di Istanbul, i Teatri di Stato di Turchia e il Dipartimento di Teatro dell'Università Bilkent, Pupi e Fresedde intrattiene da più di un decennio un filo diretto con la Turchia al fine di favorire gli scambi teatrali e culturali tra i nostri due paesi.
Nel 2009 Pupi e Fresedde è stato partner teatrale del Progetto Kaledeoscop-Europe un importante e articolato progetto europeo specificatamente dedicato alla Turchia, alla sua conoscenza e alla sua integrazione.
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Tournèe dello spettacolo “Carmela e Paolino” di J.S. Sinisterra nella riduzione italiana di Angelo Savelli
(Istanbul – Ankara) |
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Traduzione in turco della versione italiana di “Carmela e Paolino” da parte del professor Necdet Adabag, decano della facolta’ di Lettere dell’Universita’ di Ankara.
Grande successo negli anni successivi delle edizioni turche di “Carmela e Paolino” realizzate da Teatro di Stato di Adana, Teatro di Stato di Erzorum, Teatro Universitario di Mugla |
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“Ariosto e la nascita della commedia italiana” conferenza/spettacolo di Angelo Savelli
(Ankara) |
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Teatro Municipale di Istanbul
“Gelin ile Kaynana” (La famiglia dell’antiquario) di Carlo Goldoni regia di Angelo Savelli
con Mustafa Arslan, Güzin Özyağcılar, Nejat Birecik, Toron Karacaoğlu, Senan Kara, Rıza Kocaoğlu
(Istanbul) |
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“Ariosto e la nascita della commedia italiana” conferenza/spettacolo di Angelo Savelli
(Istanbul) |
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“L’ultimo harem”
di Angelo Savelli con Serra Yilmaz
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“L’ultimo harem”
di Angelo Savelli con Serra Yilmaz
(Adana – Ankara – Istanbul) |
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Teatro di Stato di Ankara
“Kayıp Toprağın Türküsü” (canto della terra profonda) da Ruzante
regia di Angelo Savelli
con Tolga Tekin, Ebru Uysal, Cüneyt
Mete e le musiche del noto musicista turco Can Atilla |
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Teatro di Stato di Ankara
“Kayıp Toprağın Türküsü” (canto della terra profonda) da Ruzante
regia di Angelo Savelli
con Tolga Tekin, Ebru Uysal, Cüneyt
Mete e le musiche del noto musicista turco Can Atilla |
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“Donne d’Oriente donne d’occidente”
tavola rotonda con Nazli Eray, Serra Yilmaz, Ayse Saracgil, Rosita D'Amora, Anna Benedetti |
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“L’ultimo harem” (2° ed.) |
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"Grogrè”
di Marco Zannoni
(Ankara – Gazientep) |
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“Le tre verità di Cesira”
di Manlio Santanelli
(Ankara – Smirne) |
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“L’ultimo harem” (3° ed.) |
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“Istanbul” di Oran Pamuk
lettura scenica con Serra Yilmaz e Mehmet Gunsur |
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“Ad oriente di Goldoni”
conferenza spettacolo di Angelo Savelli |
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“Ad oriente di Goldoni”
conferenza spettacolo di Angelo Savelli
(Ankara) |
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“L’ultimo harem” (4° ed.) |
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Bilkent University – Istituto del Teatro
“Pisekar servitore di due padroni”
workshop di Angelo Savelli
(Ankara) |
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“L’ultimo harem” (5° ed.) |
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“La bastarda di Istanbul” di Elif Shafak
lettura scenica con Serra Yilmaz |
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“Affittasi” di Ozen Yula
realizzato da teatro Sotterraneo |
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“Banliyö – Banlieue”
documentario di Federico Ferrone, Francesco Ragazzi e Constance Riviere |
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Teatri di Stato di Turchia
“Don Giovanni e il suo servo Pulcinella”
di Angelo Savelli e Nicola Piovani
con Suat Karausta, Tolga Tekin, Zeynep Yasa, Ebru Uysal, Serap Engin, Tolga Tecer, Murat Ozgen |
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Teatri di Stato di Turchia
“Don Giovanni e il suo servo Pulcinella”
di Angelo Savelli e Nicola Piovani
con Suat Karausta, Tolga Tekin, Zeynep Yasa, Ebru Uysal, Serap Engin, Tolga Tecer, Murat Ozgen
(Ankara, Erzorum, Konya) |
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“Don Giovanni nel Serraglio”
wokshop di Angelo Savelli, Munir Canar e Genevieve Yeuillaz
(Erzorum – Konya) |
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“L’ultimo harem” (6° ed.) |
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Teatri di Stato di Turchia
“Don Giovanni e il suo servo Pulcinella”
di Angelo Savelli e Nicola Piovani
(Adana) |
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“Don Giovanni nel Serraglio”
wokshop di Angelo Savelli, Munir Canar e Genevieve Yeuillaz
(Adana) |
| SPETTACOLI / INIZIATIVE
del progetto |

SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile d’Innovazione
con il contributo di Porto Franco
L’ULTIMO
HAREM
liberamente ispirato ai racconti de “Le mille
e una notte” e di Nazli Eray
e ai saggi di Ayse Saracgil e Fatema Mernissi
uno spettacolo di Angelo Savelli
con Serra Yilmaz, Valentina Chico, Riccardo Naldini
scene e costumi Mirco Rocchi - luci Roberto Cafaggini
Partendo da una bellissima novella
de “Le mille e una notte” (La storia dell’orafo
Hasan e della donna con le ali) e dai ritratti e dalle
testimonianze antiche e recenti di alcune "favorite"
dell’harem, lo spettacolo si apre poi sulla contemporaneità
grazie agli spunti critici provenienti dai fondamentali
libri della professoressa turca Aise Saracgil e della
nota scrittrice marocchina Fatema Mernissi e dai racconti
surreali e grotteschi di una delle più interessanti
scrittrici della letteratura turca contemporanea: Nazli
Eray.
“L'ultimo harem” è uno spettacolo
creato da Angelo Savelli intorno alla personalità
della brava e estroversa attrice turca Serra Yilmaz,
presenza carismatica di quasi tutti i film del celebre
regista turco, ormai naturalizzato in Italia, Ferzan
Ozpetek, (Harem suarè, Le fate ignoranti, La
finestra di fronte) alla cui originale sensibilità
artistica dobbiamo lo stimolo per la prima idea di questo
progetto. Accanto a Serra Yilmaz, nel ruolo di coprotagonista,
la bella ed intensa attrice romana Valentina Chico,
nota al grande pubblico per la partecipazione nella
parte di protagonista della terza serie dello sceneggiato
televisivo di Rai uno "Incantesimo". Completa
il cast il versatile attore fiorentino Riccardo Naldini,
impegnato in una singolare carrellata di ambigue e contraddittorie
figure maschili.
| SPETTACOLI / INIZIATIVE
del progetto realizzati negli anni precedenti |
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
ISTANBUL
di Orhan Pamuk
lettura scenica a cura di Angelo Savelli con Serra Yilmaz
e Mehmet Gunsur
Orhan Pamuk è uno dei massimi scrittori turchi
contemporanei. I suoi romanzi “Libronero”,
“Il mio nome è Rosso” e “Neve”
sono conosciutissimi in patria e all’estero ed
hanno provocato accesi dibattiti anche per le posizioni
scomode assunte dall’autore a proposito della
questione armena e dell’integralismo religioso.
“Istanbul” è il suo ultimo libro
e non è un romanzo ma un bellissimo diario dedicato
alla sua città. La Istanbul di Orhan Pamuk, che
lo scrittore descrive nel libro omonimo, è una
Istanbul in bianco e nero; è la città
della sua infanzia e della sua giovinezza, quella che
ai suoi occhi altro non era se non l'ultima eredità
di Costantinopoli, dello splendore dei suoi palazzi
e dei suoi giardini, di un mondo cancellato dalla Grande
Guerra e dalla real-politik ataturkiana.
La tristezza che domina Istanbul è una "condizione
della mente che la città ha assimilato con orgoglio"
e che ha infinite forme e sfumature. Nasce dal declino
dell'impero Ottomano, dai sogni delusi di grandezza
della Turchia moderna, delle antiche rovine che le case
hanno inglobato senza cancellare, dal legno delle vecchie
costruzioni che si annerisce per l'umidità e
il freddo. E si nutre di innumerevoli dettagli: le sirene
dei battelli che urlano nella nebbia, i gabbiani immobili
sotto la pioggia, i cantanti di terza classe che imitano
le pop-star americane e turche, e persino "le folle
di uomini della mia infanzia, che tornavano a casa fumandosi
una sigaretta dopo aver assistito ad una partite di
calcio della nazionale, sempre pesantemente sconfitta".
La carismatica Serra Yilmaz, reduce dal grande successo
de “L’ultimo harem”, leggerà
alcuni tra i più bei capitoli del libro accompagnata
da Mehmet Gunsur, il giovane interprete turco del film
“Il bagno turco” di Ferzan Ozpetek. Sul
palcoscenico, Istanbul si materializzerà non
solo attraverso le partecipi parole dello scrittore
ma anche attraverso una serie di affascinati immagini
d’epoca in bianco e nero e all’evocativa
potenza della musica turca contemporanea di Mercan Dede,
in bilico tra modernità e tradizione.
anno di rappresentazione 2007
CONFERENZA/SPETTACOLO 
Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
AD ORIENTE DI
GOLDONI
di Angelo Savelli
consulenza del Prof. Siro Ferrone
con Andrea Bruno Savelli, Massimo Grigò, Marzia
Risaliti
Fin dai tempi di Marco Polo, Venezia,
grazie ai suoi traffici commerciali, è stata
l’indiscusso punto d’incontro tra le culture
dell’estremo oriente, del nord Europa e di tutto
il bacino del Mediterraneo. Nella variegata produzione
teatrale del veneziano Carlo Goldoni non poteva dunque
mancare un confronto con il mondo orientale. E questo
avviene non soltanto con il celeberrimo “Impresario
delle Smirne”, ma anche con la meno conosciuta
“Sposa persiana”, primo tassello di una
trilogia che annovera anche “Ircana in Julfa”
e “Ircana in Ispan”, senza dimenticare la
spassosa “Lucrezia romana in Costantinopoli”
e il cupo dramma in musica “Oronte re dei Sciti”.
La nostra conferenza spettacolo propone un viaggio fantasioso
e divertente attraverso queste opere, ancorandole didatticamente
ai grandi temi sociali del teatro goldoniano, alle riflessioni
sul “meraviglioso” e sul “realismo”
nella riforma goldoniana, e al quadro generale dei rapporti
tra Oriente ed Occidente, tema ancora di scottante attualità.
vedi
scheda completa
anno di rappresentazione 2006
TAVOLA
ROTONDA
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile d’Innovazione
in collaborazione con Porto Franco e Fondazione Monte
dei Paschi di Siena
DONNE D’ORIENTE
DONNE D’EUROPA
i diritti delle donne
nella prospettiva dell’integrazione europea
Serra Yilmaz, Nazly Eray, Ayse Saracgil, Rosita D'Amora,
Isin Atala, Silvia Salvatici
conduce - Anna Benedetti
anno di rappresentazione 2005
Questa tavola rotonda sul tema “Donne
d’oriente, donne d’Europa” è
nata dalla necessità di approfondire ulteriormente
un tema che si sta sempre più imponendo come
cruciale per gli sviluppi futuri dell’allargamento
e dell’integrazione europea: la condizione femminile.
Lo straordinario successo ottenuto soprattutto tra il
pubblico femminile italiano dello spettacolo Il ricorrere
drammatico di fenomeni non solo di stampo ideologico
conservativo come il "velo" o l’infibulazione
ma anche più cinicamente commerciali come lo
sfruttamento della prostituzione delle cittadine extracomunitarie,
dimostra che la prevaricazione della volontà
e della dignità femminile non è solo relegata
nel folklore e nel passato, ma investe anche il nostro
mondo contemporaneo. Per affrontare correttamente queste
problematiche occorre essere culturalmente e mentalmente
“meticci”, sapersi calare nell’una
e nell’altra parte di un dibattito che solo apparentemente
vede contrapporsi oriente ed occidente, uomo e donna,
passato e presente, ma che in realtà concerne
tout court il progresso del genere umano.
SPETTACOLO
OSPITE
Ankara State Theater
Istituto Italiano di Cultura di Ankara
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile d’Innovazione
RUZANTE: KAYIP
TOPRAGIN TÜRKÜSÜ
(Ruzante: il canto della
terra perduta)
testo e regia di Angelo Savelli
traduzione di Necdet Adabag
con Tolga Tekin, Ebru Uysal, Cüneyt Mete
musiche di Can Atilla eseguite dal vivo
spettacolo in lingua turca con sottotitoli in italiano
anno di rappresentazione 2005
Ruzante è il primo grande autore
del teatro italiano. Egli viene prima della Commedia
dell’Arte ed in qualche misura contribuisce alla
sua nascita. Il sanguigno contadino Ruzante, la passionale
e libera Betia, il divertente compare Menato sono in
fondo tre maschere che ritornano immutate ma in situazioni
diverse in quasi tutti i suoi testi. Sono tre personaggi
universali, tre caratteri capaci di attraversare i secoli
e le frontiere restando sempre se stessi e raccontando
sempre la stessa storia di amore, fame e violenza. Angelo
Savelli, mescolando varie opere dell’autore, ha
realizzato nel 1978 un testo essenziale ma rappresentativo
della poetica ruzantiana che è stato più
volte portato in scena in varie edizioni non solo in
Italia ma anche in Francia, in Canada (grazie a Barbara
Nativi) ed ora anche in Turchia. In questo girovagare
per il mondo, i nomi dei tre personaggi/maschere restano
sempre gli stessi. Cambiano invece – e non è
poco – gli attori con la loro fisicità,
i loro gesti culturalmente diversi, con i loro costumi
geograficamente diversi, con la loro lingua musicalmente
diversa. Ed è proprio alla musica che Savelli
– come è nel suo stile – affida il
compito non solo di dialogare con le parole degli attori,
doppiando ogni personaggio con uno strumento musicale,
ma di farsi espressione dei sentimenti più profondi
del loro animo e delle loro storie. Questa partitura
musicale parallela, che in passato si è avvalsa
dell’estro di Nicola Piovani, Roberto De Simone
e Jean Pierre Neel, ed oggi di quello del celebre musicista
turco Can Atilla, è lo strumento misterioso ma
evocativo con cui far parlare il quarto personaggio
della storia: la terra. E’ lo struggente canto
di una terra sospesa tra passato e presente, tra realtà
e finzione, e forse ormai irrimediabilmente perduta.

Università Bilkent di Ankara
Dipartimento di Musica e Teatro
con la collaborazione dell'stituto Italiano di Cultura
PISEKAR SERVITORE DI DUE PADRONI
da ”Il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni
adattamento e regia di Angelo Savelli
interpretato dagli allievi del corso di teatro dell’Università Bilkent di Ankara
Angelo Savelli collabora da diversi anni con le più importanti strutture teatrali della Turchia, sviluppando insieme alla compagnia Pupi e Fresedde di Firenze un’intensa rete di scambi teatrali culminati nella realizzazione di un progetto stabile di collaborazione, denominato “Turk arkadaslar” (Amici turchi), che conta tra l’altro la produzione dello spettacolo “L’ultimo harem” con la prestigiosa attrice Serra Yilmaz, presenza carismatica di tutti i film di Ferzan Ozpetek.
Sotto gli auspici degli Istituti Italiani di Cultura di Istanbul ed Ankara, nel 2001 Savelli ha messo in scena “La famiglia dell’antiquario” di Goldoni per il Teatro municipale di Istanbul e nel 2005 “Il canto della terra perduta” da Ruzante per il Teatro Nazionale di Ankara, lavorando con alcuni dei migliori attori turchi di queste prestigiose istituzioni. Adesso è stato chiamato da una delle più prestigiose Università turche, la Bilkent di Ankara, ha condurre un corso sul tema della Commedia dell’Arte.Approfittando dell’occasione del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, Savelli ha pensato di concludere questo suo lavoro laboratoriale con gli allievi con la messa in scena di uno dei testi giovanili del grande autore veneziano ancora debitore dell’eredità dei comici dell’Arte, il “Servitore di due padroni” reso mondialmente celebre dall’intramontabile edizione di Strehler.La particolarità di questo lavoro consisterà non solo nel far cimentare i giovani attori turchi con gli stilemi di una delle più italiane tra le tradizioni teatrali ma anche e soprattutto nel tentativo di coniugare questa nota e a volte abusata tradizione con un’altra più sconosciuta e specificatamente turca...
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