FATMA
di M'hammed Benguettaf
traduzione e regia di Marco di Costanzo
con Virginia Viviano
suono: Andrea Pistolesi
luci: Gabriele Termine
spettacolo vincitore del Premio Emergenze Creative 2009
del Comune di Firenze-Assessorato alla Pubblica Istruzione-Ufficio Politiche Giovanili
Un'unica attrice è l'interprete del racconto ironico, brillante e a tratti malinconico dell'autore algerino contemporaneo M'hammed Benguettaf, mai tradotto prima in Italia: sullo sfondo degli aneddoti di vita del personaggio si delinea un ritratto spietato dell'Algeria contemporanea: le contraddizioni tra etica religiosa e comportamenti quotidiani, l'immobilità sociale, la difficile condizione femminile.
Fatma è una trentenne algerina che lavora in municipio come donna delle pulizie. Una volta al mese è il suo turno di stendere il bucato sulla terrazza condominiale. Fatma abita ad Algeri, città dalle strade trafficate e rumorose dove si vive di corsa, si sbraita, ci si urta; c'è da
guadagnarsi la vita e da occuparsi di mille cose che sembrano niente ma divorano l'esistenza.
Per Fatma, l'unico momento per fermarsi, ricordare, proiettarsi è la terrazza. Sulla terrazza si vedono il mare e l'orizzonte. Sulla terrazza si sta in alto. Sulla terrazza si respira un'aria fresca e silenziosa. Sulla terrazza ci si sente lontani dalle strade ingolfate. Dalla terrazza Fatma
racconta la sua vita: le umiliazioni sul lavoro, i pettegolezzi sui vicini, i problemi con gli uomini, la figlia che non ha mai avuto.
Il linguaggio di Fatma è quello colloquiale di una donna del popolo, pieno di espressioni colorite, esclamazioni, lamenti: in questo allestimento sarà una Fatma dei Quartieri Spagnoli, del Testaccio o di Ballarò, a far sentire la sua voce da una grande città italiana come Napoli, Roma o Palermo, lontane non poi così tanto da Algeri.
Come Algeri anche la maggior parte delle grandi città italiane sono preda di uno sviluppo urbano incontrollato; il modello di vita trainante è quello proposto dalle televisioni occidentali, ma allo stesso tempo le tradizioni religiose e para-religiose sono fortissime; come Algeri anche Napoli, Roma o Palermo sono caotiche, arruffate, sono città di rara bellezza, ma i loro abitanti sono amareggiati perché "le cose non cambiano mai". L'immagine di una giovane donna che stende il bucato sulla terrazza del condominio, la sua povertà dignitosa e la sua orgogliosa dignità rievocano le figure di donne forti del nostro cinema neorealista. Si può immaginare una Fatma italiana, oppure una città italiana piena di moschee con il canto dei muezzin al posto delle campane. Un'Italia islamica, che ci pare così lontana, e una Fatma in cui invece rischiamo di riconoscerci più di quanto ci aspetteremmo.
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