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UN’OFFERTA FORMATIVA DI QUALITÀ
Il Progetto Rifredi Scuola è inserito all’interno del Piano dell’Offerta Formativa della
Provincia di Firenze che si rivolge agli Istituti di scuola secondaria superiore per l’anno
scolastico 2009/2010.
Questo progetto che realizza spettacoli di alta professionalità studiati per il mondo della
scuola affronta con una metodologia meno tradizionale temi di grande interesse quali
i fondamenti della cultura europea, i grandi autori della letteratura italiana, la
diffusione della cultura scientifica e l’impegno civile.
Il sostegno della Provincia di Firenze e in particolare dell’Assessorato alla Pubblica
Istruzione a questo progetto promuove l’utilizzo didattico del mezzo teatrale come
valido strumento di arricchimento personale e formativo degli studenti.
Il mio augurio è che questa attività favorisca un coinvolgimento attivo e partecipato
degli studenti perché sono sicuro del ruolo del teatro nella formazione civile delle
giovani generazioni.
Giovanni Di Fede
Assessore Pubblica Istruzione, Piccoli Comuni, Rapporti con il Consiglio
RIFREDI SCUOLA 2009/2010
Un cartellone di spettacoli di comprovata professionalità, appositamente creati per seguire
percorsi curricolari che aiutino il normale svolgimento dell’apprendimento scolastico con il
valore aggiunto dell’emozione teatrale e della freschezza di una comunicazione che tiene in
debito conto anche gli stilemi dell’universo giovanile.
Spettacoli sempre originali, innovativi, contemporanei che si avvalgono di un’impeccabile
preparazione storico-culturale.
TEATRO E IMPEGNO CIVILE un contributo alla formazione di uno sguardo critico ed impegnato
sul presente, che si rivolge al cuore stesso di ogni “curriculum” scolastico, alla radice di ogni
nozione ed insegnamento: la formazione della coscienza dell’individuo.
“Agosto ‘44: la notte dei ponti”
TEATRO E LETTERATURA un avvicinamento ai grandi autori della letteratura italiana per aggirare
in maniera morbida i pregiudizi scolastici degli studenti e per stabilire un rapporto diretto tra
teatro e grande letteratura che ci permette di sviare le secche di una drammaturgia contemporanea
impoveritasi nell’imitazione di linguaggi naturalistici di stampo cinematografico o
televisivo e in difficoltà a confrontarsi con i temi forti dell’Umanità e della Storia.
“Ariosto e la nascita della commedia italiana”
“Uno, nessuno e centomila… Pirandello”
“Nel mezzo del cammin”
I CLASSICI NOSTRI CONTEMPORANEI I GRECI E I LATINI una riflessione sui fondamenti della
nostra cultura europea, sulle nostre origini, sulle radici ancora ben salde del nostro immaginario
collettivo; un variegato viaggio tra le memorie e le vestigia della letteratura e del teatro
greco e latino, consapevoli che non solo la nostra “democrazia” ma quasi tutto il nostro DNA
culturale provenga da loro, da quello che scolasticamente chiamiamo il “mondo classico”.
“Odissea sempre”
“Lettere a Lucilio”
6 > 15 novembre
Arca Azzurra Teatro
AGOSTO ’44
LA NOTTE DEI PONTI
uno spettacolo scritto da
Ugo Chiti e Massimo Salvianti
con Giuliana Colzi, Andrea Costagli,
Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci
Testo vincitore del Premio “Enrico Maria Salerno”
per la Nuova Drammaturgia Europea
XIV edizione - anno 2008
Una cronaca appassionata dei giorni che precedettero e
seguirono la liberazione di una città simbolo, che si fa
emblema delle sofferenze, dei piccoli e grandi eroismi,
dei grandi e minimi avvenimenti di tutte le città e i paesi
d’Italia impegnati nella lotta contro l’occupazione
nazifascista. Un resoconto degli avvenimenti che, in
quella fatidica estate del 1944, vedevano contrapporsi
lo slancio liberatorio delle formazioni partigiane che
precedevano le truppe angloamericane nella liberazione
dei territori a sud della città, e la volontà degli occupanti
di resistere anche a costo di grandi lutti e di distruzioni.
Le riunioni ufficiali, gli appelli dei notabili cittadini
affinché si riconoscesse a Firenze lo status di ‘città
aperta’, la chiusura e la sordità dei vertici militari
tedeschi, ma anche le ansie e i timori dei fiorentini, degli
sfollati che avevano trovato nella città un rifugio dai
pericoli dei combattimenti e dai bombardamenti alleati.
Il tutto raccontato dalla voce spesso diretta dei protagonisti
di quei giorni in un alternarsi di testimonianze e di
racconti che fanno di questa cronaca una sorta di
narrazione epica popolare nella quale, sullo sfondo
della grande Storia, si muovono personaggi minuti
portatori di ansie e di passioni quotidiane che si
mescolano alle ragioni e ai sentimenti collettivi che
hanno mosso gli avvenimenti di quei giorni.
La storia di Gina e Giovanna, perse per le vie della città,
alla ricerca di candele che illuminino la notte del
coprifuoco e la liberino dal suo terrore del buio, in una
odissea fatta di piccoli incontri, di speranze e di pericoli.
Il racconto di Galliano, membro della resistenza, che dal
suo paese del contado, accorre alla liberazione di
Firenze e piange e smadonna e impreca contro chi l’ha
offesa, ha distrutto i suoi monumenti, le sue strade.
Al centro di tutto, lo sfregio crudele inferto alla città dai
tedeschi, con l’abbattimento dei ponti sull’Arno,
compreso quel Ponte a Santa Trinita.
Uno spettacolo di teatro civile, attento alla verità storica
degli argomenti e degli accadimenti, ma anche
impastato di passione e sincera emozione per le piccole
storie individuali che caratterizzano l’ormai
venticinquennale storia della nostra compagnia.
18 > 25 novembre
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
ARIOSTO E LA NASCITA
DELLA COMMEDIA ITALIANA
conferenza-spettacolo di Angelo Savelli
relatore Angelo Savelli
con Andrea Bruno Savelli, Francesco Franzosi,
Massimo Grigò
“Ariosto e la nascita della commedia italiana” affronta il
tema della nascita o meglio delle difficoltà incontrate al
suo nascere da una delle espressioni teatrali più importanti
della storia della cultura italiana: la Commedia
Erudita, da non confondersi con la Commedia dell’Arte
(che da quella deriva), e che vede prestigiosi rappresentanti
del calibro di Niccolò Machiavelli, Pietro Aretino, il
Cardinale Bibbiena, Giordano Bruno.
Questa conferenza, tremamente lineare e sintetica
ma largamente esaustiva del tema trattato, è arricchita
dall'intervento di tre giovani attori che leggendo e
recitando brani esemplificativi delle tematiche affrontate
ne rendono più piacevole e più documentata
l'esposizione. Dopo aver fissato la definizione del
termine “commedia”, si analizza il suo utilizzo strategico
nell’opera di Dante Alighieri agli albori della rinascita
delle arti e della cultura italiana.
È questa l’occasione per richiamare i dati salienti della
costituzione della nostra lingua nazionale, che trova i
suoi fondamenti proprio nella “Comoedia” dantesca e
nel parallelo “De vulgaris eloquentia”. Dopo questa
necessaria introduzione, la conferenza-spettacolo inizia
ad esporre i processi graduali che hanno condotto, in
ritardo rispetto agli altri generi, alla nascita del “genere
comico” nella storia del teatro italiano, servendosi di un
ampio riferimento al fortunato romanzo “Il nome della
rosa” di Umberto Eco, si mette a fuoco la principale
causa di questo ritardo, focalizzando l’attenzione sul
pregiudizio cristiano-medioevale che assimilava la
comicità al diabolico ed all’osceno. Si passa poi a
prendere in considerazione alcuni importanti avvenimenti
della letteratura nazionale tra il Trecento e il
Cinquecento che hanno contribuito in maniera determinante
alla caduta di questo pregiudizio, tenendo ben
fermo il concetto che questa inibizione valeva soprattutto
per la cultura ufficiale, in quanto a livello popolare
la comicità non aveva mai smesso di occupare un posto
centrale nelle manifestazioni folkloriche e rituali.
Si procede alla rappresentazione, condensata in venti
minuti, de “La Cassaria”, un divertente tour de force di
ritmi e travestimenti che, pur nella sintesi, restituisce
caratteri e situazioni tipici non solo di quest’opera ma di
tutta la commedia italiana del Cinquecento.
19 > 31 gennaio 
nuova produzione
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
ODISSEA SEMPRE
riduzione di Angelo Savelli da Omero
regia Andrea Bruno Savelli
con Andrea Bruno Savelli, Valentina Bruscoli,
Ludovico Fededegni, Francesco Franzosi,
Nicola Pecci, Marzia Risaliti
scene e costumi Michele Ricciarini
musiche originali Martinica Boison
Raymond Queneau ha provocatoriamente scritto che
tutta la letteratura occidentale non è che la declinazione
di due soli grandi archetipi narrativi ed esistenziali,
provenienti dall’Iliade e dall’Odissea: l’assedio ed il
viaggio.
Dopo aver rappresentato con “Iliade contro” l’umanità di
ieri e di oggi assediata dalle oscure forze dell’odio, della
violenza, dello scontro, con “Odissea sempre”
vorremmo rappresentare (seguendo la lezione di Dante)
l’inesauribile desiderio di conoscenza dell’uomo, il suo
instancabile peregrinare attraverso esperienze sempre
nuove e diverse, perché il vero destino dell’uomo non è
quello di trovare risposte definitive all’ignoto ed al
mistero ma quello di porsi sempre nuove domande.
Potrà dunque stupire che nella nostra riduzione del
capolavoro omerico non ci sia il mare. È evidente ed
anche un po’ scontato che il viaggio dell’Odissea sia
l’avventuroso viaggio per mare della nave di Ulisse
sbattuta a destra e a manca per il Mediterraneo. Ma in
realtà questo viaggio non occupa che cinque dei
ventiquattro capitoli dell’opera. La sua forza mitica e
visionaria è enorme; e la sua valenza metaforica è
talmente potente che un freddo scrittore irlandese come
Joyce ha potuto efficacemente trasformarlo in una
passeggiata metropolitana nella sua dantesca Dublino.
La nostra riduzione, divisa in tre capitoli distinti, anche
dal punto di vista stilistico, ruota con pari dignità intorno
ai tre componenti della famiglia: Telemaco, Ulisse e
Penelope, ad ognuno dei quali è attribuita una sua
specifica odissea, un suo personale viaggio esteriore
ma anche e soprattutto interiore.
E se il viaggio di Telemaco alla ricerca del padre, o
meglio di un padre, provvisoriamente sostituito da un
Mentore, è chiaramente un viaggio di formazione e di
maturazione; e quello di Ulisse alla ricerca della patria
perduta è un viaggio continuo di ricomposizione e
scomposizione dell’identità; quello di Penelope è forse il
più sottile e complesso e forse il più poetico perchè è il
viaggio tra i sentimenti di una donna, astuta e fedele,
razionale e passionale, che tra le quattro mura di casa
patisce le stesse peripezie dell’illustre marito. Un
Odissea dunque epica e lirica, antica e moderna, riletta
attraverso gli occhi di Dante e di Joyce ma profondamente
fedele all’immortale poesia di Omero.
2 > 3 febbraio 
La Compagnia delle Seggiole
LETTERE A LUCILIO
di Lucio Anneo Seneca
riduzione a dialogo e regia di Giovanni Micoli
con Giovanni Micoli e Mario Altamura
Le “Lettere a Lucilio” rappresentano la summa
dell’opera letteraria e filosofica di Seneca e la scelta
degli argomenti trattati durante lo spettacolo ha riguardato
quelle parti del suo pensiero che, più di altre,
restituiscono ancora oggi intatta la loro incredibile
modernità, suscitando nello spettatore una forte
sensazione di coinvolgimento.
Per una maggiore comprensibilità e drammatizzazione
teatrale, Giovanni Micoli ha trasformato le “Lettere” in
dialogo fra il maestro Seneca e l’allievo Lucilio e divise
per argomento tematico: morte, irrequietudine, povertà,
pubblico, folla, conoscenza di se stessi, silenzio.
La volontà consiste nel cercare di far conoscere i contenuti
di un’opera e di un autore molto spesso citato ma
oggettivamente poco conosciuto o approfondito,
sebbene lo stesso Seneca dica testualmente: “Io mi
raccomando, o Lucilio, non sia l’ambizione di mettere in
mostra il tuo ingegno a spingerti in mezzo alla folla a
fare pubbliche letture o conferenze. Te lo consiglierei se
tu avessi una merce adatta ai gusti popolari, ma fra
questa moltitudine nessuno ti comprenderebbe!”.
Lo stile senecano permette inoltre una forma dialogica
sicuramente moderna, secondo il nostro sentire, perché
povera di artifici ed orpelli poetici, oramai considerati,
purtroppo, noiosi e poco incisivi, ma piena di motti brevi
ed efficaci che raggiungono immediatamente l’orecchio
e l’attenzione dello spettatore. La scena è sicuramente
scarna di azione, ma bastano due leggii e due attori per
dar vita ad un pensiero in costante rivelazione di se
stesso e capace di muoversi con destrezza nei labirinti
della mente.
15 > 27 febbraio 
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
UNO, NESSUNO E CENTOMILA…
PIRANDELLO
conferenza-spettacolo di Angelo Savelli
relatore Andrea Bruno Savelli
con Monica Bauco, Francesco Franzosi e Nicola Pecci
maschere ed elementi scenici di Mirco Rocchi
Il relatore/regista apre la conferenza con un breve inquadramento
storico: la crisi dell’individuo moderno nel ‘900. Una
coppia di bislacchi attori, provenienti dal varietà e dalle serate
futuriste, si aggrega al relatore dopo avergli mostrato un paio
di pezzi forti del loro repertorio: la macchietta della Sciantosa
napoletana e quella del Balbuziente del futurista Oddo Oddi.
La piccola compagnia inscena “La patente” di Pirandello. A
metà della recita, il regista interviene sull'attore che sta mal
interpretando la parte di Chiarchiaro e gli spiega la teoria
dell'umorismo di Pirandello, sottolineandone il sottile collegamento
con la poetica del Cubismo.
Al termine della rappresentazione, assistiamo ad un ulteriore
alterco tra gli attori ed il regista, il quale, citando una scena de “L’uomo, la bestia e la virtù”, mette in relazione l'ipocrisia di chi
recita sulla scena con l'ipocrisia sociale di chi recita nella vita.
Restato solo il regista accenna ad alcuni dati della biografia
pirandelliana che preannunciano il pessimismo dell'autore.
Poi sottolinea come Pirandello, arrivato alla notorietà universale
con il teatro, sia prima di tutto un letterato, ricordando
l’immensa ed importantissima produzione di Novelle,
all’interno delle quali esistono già tutti i temi e le innovazioni
sviluppate poi sulla scena e nei romanzi.
Lettura della novella “Il pipistrello”. La lettura introduce il
tema del teatro pirandelliano con la sua dialettica tra verità e
finzione, tra maschera e volto, tra vita ed arte. Il regista
puntualizza la tematica dell'essere e dell'apparire citando “Il
gioco delle parti”, “Così è se vi pare”, “Enrico IV”, e spiegando
la grande rivoluzione del metateatro di Pirandello culminata
nei “Sei personaggi in cerca d'autore” che gli varrà il premio
Nobel per la letteratura. Anche questa innovazione era già
presente nelle novelle dell’autore, ed il regista si appresta a
leggerne la più rappresentativa: “La tragedia di un personaggio”.
Ma la lettura è subito interrotta dall’arrivo di un giovane
che dice di essere un ‘personaggio’: Vito Moscarda e chiede
che la sua storia venga fatta vivere sulle tavole del palcoscenico.
Dopo un attimo di perplessità il regista accetta di rappresentare
la vicenda del personaggio Moscarda.
Mentre la piccola compagnia si prepara, il regista sottolinea
l’importanza e l’originalità dei tre grandi romanzi pirandelliani: “Il fu Mattia Pascal”. “I quaderni di Serafino Gubbio
operatore” e naturalmente “Uno, nessuno e centomila”.
In chiusura, dunque, assistiamo ad una esaustiva sintesi
teatrale di “Uno, nessuno e centomila”.
22 > 31 marzo 
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
NEL MEZZO DEL CAMMIN
CANTI E CANZONI DALL’INFERNO DI DANTE
spettacolo di Angelo Savelli
da La Divina Commedia di Dante Alighieri
con Massimo Grigò, Nicola Pecci, Marzia Risaliti,
Andrea Bruno Savelli
e la partecipazione straordinaria di Carlo Monni
arrangiamenti musicali a cura di Nicola Pecci
e Francesco Sighieri
impianto visivo multimediale a cura di Mirco Rocchi
luci di Roberto Cafaggini
“Nel mezzo del cammin” è uno spettacolo che
contamina la grandezza immortale dei bellissimi versi di
Dante con le immagini della contemporaneità, i canti
dell’Inferno con le canzoni di quella musica che la
Chiesa ha definito la musica del diavolo: il rock.
Dante diventa così un giovane artista trentenne in crisi
(“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una
selva oscura”) che questa volta trova il suo Virgilio non in
un poeta della letteratura classica, ma in un cantante di
musica leggera.
L’inferno è un viaggio psichedelico, un viaggio iniziatico
che serve ad esorcizzare le paure e il male che un
giovane può ancora oggi provare e temere. Le stazioni di
questo viaggio sono la disperazione, la passione
amorosa, la tentazione del suicidio, la diversità, il malaffare,
la crudeltà, l’incognito… ma poi questo viaggio
nell’inferno dello “smarrimento” si apre alla speranza.
Alla fine di questo percorso, la Conoscenza di sé e del
mondo si apre alla Scienza, indicata come la strada
maestra per uscire “a riveder le stelle”.
Lo spettacolo nasce dall’idea dell’universalità dei
classici, della consapevolezza della capacità dei classici
di attraversare epoche e culture e riuscire a parlare, a
distanza di tanti anni, alla sensibilità ed ai cuori dei
contemporanei.
Lo spettacolo verrà inserito in “Progetto Virgilio. Ci vorrebbe un
amico... La figura del mentore e del tutore attraverso l'opera di Dante
come sostegno alle inquietudini dello smarrimento adolescenziale” in
collaborazione con Asl 10 Educazione alla Salute.
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