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RIFREDI SCUOLA 2005-2006
iniziativa indirizzata alle scuole secondarie superiori e alle terze classi delle medie inferiori
INTRODUZIONE
L’ormai consolidata filosofia del “progetto scuola” del Teatro di Rifredi è quella di cercare di non aggiungere ulteriori nozioni od informazioni ad un già vasto carico di materie e lezioni contenute nei piani di studio dei vari istituti, quanto piuttosto quella di agevolare l’apprendimento di temi, autori ed opere già presenti nell’attività curricolare scolastica, avvicinandoli attraverso un’ottica diversa: quella del teatro.
Questo obiettivo viene perseguito sia prendendo di petto alcuni momenti cruciali dei programmi didattici tradizionali, sia affiancandoli con percorsi inediti e meno scontati ma sempre comunque attinenti con i precipui interessi formativi dei vari istituti, affrontando queste tematiche con spirito senz’altro creativo e fantasioso ma al tempo stesso molto approfondito e documentato.
In questo progetto la nostra struttura - non a caso riconosciuta dal Ministero come Teatro Stabile d’Innovazione per le Nuove Generazioni - non impegna risorse collaterali e di seconda mano, ma mette in campo il meglio delle proprie competenze artistiche ed organizzative, realizzando prodotti altamente professionali e impegnandosi nella ricerca di un linguaggio teatrale moderno e comunicativo che faciliti la trasmissione di contenuti anche complessi ai giovani spettatori e insieme contribuisca a dare un’immagine vitale e piacevole dell’evento teatrale.
La valenza peculiare delle nostre proposte artistiche è dunque - come è giusto che sia per un’istituzione teatrale che non intende sostituirsi o millantarsi in ruoli che non gli competono - una valenza profondamente e fecondamente culturale.
Ma siccome noi siamo convinti che un progetto per le giovani generazioni che aspiri ad avere una ricaduta educativa e formativa sarebbe limitato se non si facesse carico di coniugare la rivisitazione del nostro passato storico ed artistico con la complessità del nostro presente, nei nostri progetti ha sempre un ruolo importante l’attenzione per la dimensione sociale, l’impegno civile, la contemporaneità e l’interdisciplinareità.
Tenendo, dunque, un occhio sul presente, mescolando in maniera organica Teatro, Storia, Letteratura e Scienza, facendo conoscere temi e figure centrali in queste discipline e soprattutto facendole dialogare tra loro fuori da stereotipi e compartimenti stagni, il nostro progetto si rivolge al cuore stesso di ogni “curriculum”, alla radice di ogni nozione ed insegnamento: la formazione della coscienza dell’individuo, vista come un insieme unico ed unitario e non come un coacervo alienante di competenze e nozioni.
SCIENZA E TEATRO
l progetto Scienza e Teatro intende contribuire, attraverso gli strumenti della rappresentazione teatrale, ad abbattere la nefasta divisione tra discipline umanistiche e discipline scientifiche, riscoprendo momenti di dialogo tra questi due mondi e promovendone di nuovi.
Con questo progetto Pupi e Fresedde ha spalancato una finestra su una tematica di cruciale importanza per il futuro delle giovani generazioni - l’auspicabile diffusione della mentalità scientifica nel contesto di una rinnovata dimensione umanistica della nostra società contemporanea - che ci auguriamo, nonostante la difficoltà, di riuscire a tenere aperta per ancora diversi anni, anche se con iniziative di diversa natura e spessore.
Iniziato nella stagione 2003/2004, il progetto ha ottenuto un tale impensabile successo che è stato necessario replicare anche nella stagione 2004/2005 i due spettacoli su Galileo e la nascita della scienza moderna e Dottor Faust e le inquietudini della bioetica.
In attesa dell’impegnativo spettacolo sul “De rerum natura” di Lucrezio, la stagione 2005/2006 si caratterizza per una serie di proposte più “sfiziose” anche se più settoriali che vanno dal divertente apologo sulla matematica del greco Dioxadis, alla curiose iniziative messe in campo per celebrare l’Anno Mondiale della Fisica: un omaggio ad Einstein dei due fratelli Poli (il professor Mario e l’attrice Lucia) e uno spettacolo sul grande fisico, premio Nobel, Richard Feynman.
ANNO MONDIALE DELLA FISICA
sabato 26 novembre 2005 ore 10.00 e ore 21.00
CONFERENZA-SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile d’Innovazione Firenze
DIO NON GIOCA A DADI omaggio ad Albert Einstein
conferenza di Mario Poli della Facoltà di Scienza Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Firenze
accompagnata dagli interventi spettacolari di Lucia Poli
E’ quasi banale sostenere che il mondo d’oggi non sarebbe quello che è se non ci fosse stato Albert Einstein. Eppure la maggioranza delle persone non saprebbe spiegarne il perché. Proveremo noi ad avvicinarci ad una possibile spiegazione, usando un po’ di scienza ed un po’ di teatro e cercando di mantenere quel tono scanzonato ed umanissimo del grande fisico ebreo-tedesco. “Il pane quotidiano non deve dipendere dai talenti che Dio ci ha concesso. La scienza è una cosa meravigliosa quando non serve a guadagnarsi il pane quotidiano. Solo quando non bisogna rendere conto delle nostre attività a nessuno, si può provare vero piacere e soddisfazione nella ricerca scientifica.” Il grande Spinoza, filosofo per cui Einstein aveva una vera venerazione, si guadagnava da vivere molando le lenti. Einstein lavorava come impiegato all’Ufficio Brevetti di Berna quando in un solo anno, nel 1905 - cento anni fa esatti - rivoluzionò la fisica e la visone del mondo e dell’universo con cinque testi fondamentali, tra cui quello sulla teoria della relatività ristretta e quello sull’ipotesi quantistica della radiazione luminosa.
Einstein diventò non solo il più grande ma anche il più famoso scienziato dei nostri tempi, con tutto il bene ed il male che questo comportava. “Ogni mio squittio diventa uno squillo di tromba”. E così, pur detestando ogni forma di divismo e d’irrazionalità, finì suo malgrado sulle magliette degli adolescenti e nel linguaggio comune quale antonomasia del “genio folle”.
In realtà il suo atteggiamento verso la fisica era basato su una salda fede nella comprensione della realtà attraverso qualcosa di fondamentalmente semplice ed unitario. “Come è difficile dare un’occhiata alle carte di Dio. Eppure non credo proprio che lui giochi a dadi con il mondo…”.

martedì 6 e mercoledì 7 dicembre ore 21.00
SPETTACOLO
Istituto Nazionale per la Fisica della Materia
Festival della Scienza di Genova
QED
un giorno nella vita di Richard Feynmann
di Peter Parnell
regia di Luca Giberti
Premio Nobel per la Fisica nel 1965, Richard Feynman è stato descritto da chi lo conosceva come “la star della propria vita”. Feynman recitava Feynman. Al di là delle doti istrioniche, Feynman rimane uno dei più importanti scienziati contemporanei che ha cercato di reagire alla crescente complessità dell'indagine scientifica con il suo empirismo spregiudicato e con la sua straordinaria interdisciplinarità che lo ha reso noto anche come straordinario divulgatore.
In questo spettacolo incontriamo il sessantottenne Feynman nel giugno 1986, poco prima della morte. Solo nel suo ufficio, deve preparare una lezione sul tema “Quello che sappiamo”. Attraverso un monologo intrecciato con varie telefonate, apprendiamo perché Feynman sia così assetato di conoscenza e come il suo desiderio di risolvere problemi nacque dalla capacità di forzare i lucchetti. Intanto, Feynman suona il bongo, fa le prove di uno spettacolo teatrale, balla con una sua studentessa ed elabora la terribile notizia che ha da poco ricevuto: è malato terminale di cancro.
Scegliendo deliberatamente di non scrivere un testo "intellettuale", l'autore Peter Parnell riesce a parlare senza sforzo apparente di temi quali la responsabilità degli scienziati, la natura dei nostri affetti, l'atteggiamento del sapiente di fronte alla morte. Queste caratteristiche rendono QED uno strumento adatto per parlare della fisica - e dei fisici - a un ampio pubblico.
QED è andato in scena con grande successo su vari teatri statunitensi e debutterà in prima nazionale al festival della Scienza di Genova.
giovedì 15 e venerdì 16, sabato 17 dicembre ore 10.00
venerdì 16 e sabato 17 ore 21.00, domenica 18 ore 16.30
lunedì 19 e martedì 20 dicembre ore 10.00
SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile d’Innovazione Firenze
ZIO PETROS E LA CONGETTURA DI GOLDBACH
lettura scenica del romanzo di Apostolos Doxiadis
a cura di Angelo Savelli
con Giovanni Fochi, Marzo Zannoni, Nicola Pecci, Andrea Bruno Savelli
in collaborazione con il Giardino d’Archimede. Un Museo per la Matematica
durata: 1 ora e 15 minuti
La matematica diventa spettacolo. Un romanzo straordinario, un thriller matematico in cui la ricerca della soluzione di un problema scientifico si sposa a una storia personale avvincente e carica di umanità. Uno spettacolo, vivace e divertente, sicuramente adatto per stimolare l’interesse e la curiosità degli studenti e che offre un’opportunità anche ai docenti di far scoprire aspetti della matematica sconosciuti e appassionanti.
Nel 1742 il matematico Christian Goldbach, tutore del figlio dello zar, formulò una congettura secondo la quale ogni numero pari maggiore di due sarebbe la somma di due numeri primi. Ma nel corso della sua vita Goldbach non potè trovare una dimostrazione efficace della sua intuizione; sebbene questa risultasse valida per ogni numero sottoposto a verifica, Goldbach non riuscì a formulare una regola generale e astratta che coprisse l'infinità dei casi possibili. Così per oltre duecentocinquanta anni, la sua congettura è rimasta tale.
Il romanzo del matematico greco Dioxadis racconta le disavventure dell’eccentrico zio Petros che si è messo in testa di dimostrare che Goldbach aveva ragione. Disprezzato dai parenti, considerato poco più di un inetto, Zio Petros è un uomo che agli occhi di tutti quelli che lo conoscono ha sprecato la sua vita, dedicandosi per decenni alla poco redditizia ricerca della soluzione della congettura, azzerando la sua vita personale, rinunciando perfino all'amore. Solo suo nipote, come lui appassionato di matematica, è incuriosito dalla figura di quello strano zio, solitario, silenzioso, a tratti burbero, sommerso dalle sue carte. E sarà proprio il nipote, attraverso la comune passione per la scienza matematica, a scoprire e raccontare il mistero della vita dello zio.
TEATRO E LETTERATURA
Ritorna per il prossimo anno scolastico uno dei segmenti più apprezzati di uno dei più riusciti progetti di Rifredi Scuola: la sezione dedicata a Ludovico Ariosto del progetto Teatro e Letteratura.
Il progetto Teatro e Letteratura intende da una parte analizzare i rapporti tra letteratura, letteratura teatrale e teatro e dall’altra utilizzare lo strumento teatrale per avvicinare in maniera originale e spigliata alcuni capolavori della nostra letteratura nazionale. Una miriade di testimonianze di insegnanti ed allievi, attesta come gli obiettivi di questo progetto siano stati largamente raggiunti e ci apprestiamo dunque a riproporne un qualificato e fortunato segmento, nella consapevolezza della persistenza della validità del lavoro fatto e per dare la possibilità di usufruirne anche a nuove generazioni di studenti che sono andati a sostituire i primi beneficiari della nostra quinquennale iniziativa.
Un’altra importante caratteristica di questo progetto consiste a nostro avviso nella possibilità di stabilire un rapporto diretto tra teatro e grande letteratura che ci permette di sviare le secche di una drammaturgia contemporanea impoveritasi nell’imitazione di linguaggi naturalistici di stampo cinematografico o televisivo e in difficoltà a confrontarsi con i temi forti dell’Umanità e della Storia.
Quindi non solo avvicinamento a testi utili per lo svolgimento dei programmi scolastici ma anche avvicinamento a tematiche utili per la comprensione di noi stessi e del mondo che ci circonda.

lunedì 9, martedì 10, mercoledì 11, giovedì 12, venerdì 13, sabato 14 gennaio ore 10.00
martedì 17, mercoledì 18, giovedì 19, venerdì 20, sabato 21 gennaio ore 10.00
CONFERENZA-SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile d’Innovazione Firenze
ARIOSTO E LA NASCITA DELLA COMMEDIA ITALIANA
di Angelo Savelli
relatore Angelo Savelli
con Andrea Bruno Savelli, Fabio Mascagni, Massimo Grigò
durata: 1 ora e 30 minuti
“Ariosto e la nascita della commedia italiana” affronta il tema della nascita o meglio delle difficoltà incontrate al suo nascere da una delle espressioni teatrali più importanti della storia della cultura italiana: la Commedia Erudita, da non confondersi con la Commedia dell’Arte (che da quella deriva), e che vede prestigiosi rappresentanti del calibro di Niccolò Machiavelli, Pietro Aretino, il Cardinale Bibbiena, Giordano Bruno.
Questa conferenza, estremamente lineare e sintetica ma largamente esaustiva del tema trattato, è arricchita dall'intervento di tre giovani attori che leggendo e recitando brani esemplificativi delle tematiche affrontate ne rendono più piacevole e più documentata l'esposizione.
Dopo aver fissato la definizione del termine “commedia”, si analizza il suo utilizzo strategico nell’opera di Dante Alighieri agli albori della rinascita delle arti e della cultura italiana. E’ questa l’occasione per richiamare i dati salienti della costituzione della nostra lingua nazionale, che trova i suoi fondamenti proprio nella “Comoedia” dantesca e nel parallelo “De vulgaris eloquentia”. Dopo questa necessaria introduzione, la conferenza/spettacolo inizia ad esporre i processi graduali che hanno condotto, in ritardo rispetto agli altri generi, alla nascita del "genere comico" nella storia del teatro italiano.
Servendosi di un ampio riferimento al fortunato romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco, si mette a fuoco la principale causa di questo ritardo, focalizzando l’attenzione sul pregiudizio cristiano-medioevale che assimilava la comicità al diabolico ed all’osceno. Si passa poi a prendere in considerazione alcuni importanti avvenimenti della letteratura nazionale tra il trecento e il cinquecento che hanno contribuito in maniera determinante alla caduta di questo pregiudizio, tenendo ben fermo il concetto che questa inibizione valeva soprattutto per la cultura ufficiale, in quanto a livello popolare la comicità non aveva mai smesso di occupare un posto centrale nelle manifestazioni folkloriche e rituali.
Si fa dunque riferimento all’importante ruolo svolto dal grande successo popolare del “Decamerone” di Giovanni Boccaccio - e qui, ad esemplificare il carattere teatrale e parodistico della scrittura boccaccesca, si procede ad una lettura drammatizzata di una divertente novella del Decamerone - e poi alla fortunosa e fortunata riscoperta dei testi del commediografo latino Tito Maccio Plauto, un vero e proprio cavallo di Troia che fa entrare nelle mura austere della cultura umanistica e filologica dell’epoca un modello di comicità e di teatralità solare ed irruento - e qui se ne da una lampante dimostrazione inscenando una sintesi dei primi due divertentissimi atti della commedia plautina più celebrata nel nostro Rinascimento: “I Menecmi”. Punto d’arrivo di questo complesso ed affascinante processo è l’opera di Ludovico Ariosto, il grande poeta ferrarese conosciuto più per il suo geniale poema cavalleresco che per l’altrettanto geniale attività di regista e teatrante. Ed è infatti a lui che si deve la prima commedia scritta in lingua italiana della nostra storia del teatro: “La Cassaria”, in cui vicende boccaccesche e personaggi plautini si fondono in un nuovo ed autonomo stile teatrale. Dopo aver elencato i caratteri che contraddistinguono questa nascente Commedia italiana da altre forme similari (il suo carattere erudito, il suo carattere sensuale, la dimensione non professionistica, la limitazione ai soli uomini, la scena fissa, i cinque atti con prologo ed intermezzi), si procede alla rappresentazione, condensata in venti minuti, de “La Cassaria”, un divertente tour de force di ritmi e travestimenti che, pur nella sintesi, restituisce caratteri e situazioni tipici non solo di quest’opera ma di tutta la commedia italiana del cinquecento.

lunedì 20, martedì 21, mercoledì 22, giovedì 23, venerdì 24, sabato 25 febbraio ore 10.00
venerdì 24 e sabato 25 ore 21.00
lunedì 27, martedì 28 febbraio ore 10.00
mercoledì 1, giovedì 2, venerdì 3, sabato 4 marzo ore 10.00
venerdì 3 e sabato 4 marzo ore 21.00
SPETTACOLO ripresa
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
LA FURIOSA COMMEDIA
scrittura scenica di Angelo Savelli da “Orlando furioso” di Ludovico Ariosto
con Giacomo Bogani, Andrea Bruno Savelli, Valentina Bruscoli, Giovanni Fochi, Massimo Grigò,
Riccardo Naldini, Nicola Pecci, Marzia Risaliti, Tiziano Veltri
scene di Michele Ricciarini
luci Roberto Cafaggini
durata: 1 ora e 40 minuti
Ridurre la complessità e la ricchezza dell’Orlando furioso alle dimensioni di uno spettacolo teatrale sarebbe stata impresa impossibile e temeraria se non si fosse operata drammaturgicamente all’interno dell’immensa e fantasmagorica epopea ariostesca una chiara scelta di campo, scegliendo una chiave di lettura che potrebbe apparire bizzarra ma che ha invece solide basi critiche: dagli studi fondamentali ed aggiornati di Lanfranco Caretti che hanno fornito un’importante base di documentazione e di riflessione, ai percorsi critici di Italo Calvino, serviti come antidoto ironico ai ricatti del classicismo scolastico, fino al celebre saggio di Benedetto Croce, nel quale, oltre a sottolineare l’anelito del poeta ferrarese verso un ideale di armonia, al tempo stesso stilistica ed umana, si traccia un quadro esistenziale dell’Ariosto tra i più belli e ispirati della storia della critica letteraria italiana.
All’interno di un grande salone di un imprecisato istituto di cura (che si scoprirà essere il Palazzo delle Illusioni del mago Atlante), un giovane innamorato espone le sue angosce ad una sorta di dottore-filosofo. Con la partecipazione degli altri degenti dell’istituto, il dottore spinge il giovane a rivivere terapeuticamente il tragitto dall’innamoramento alla pazzia già percorso dal paladino Orlando.
Fulcro di questa pazzia è la bella Angelica, principessa indiana inseguita inutilmente non solo da Orlando, ma anche da Rinaldo, poi da Ferraù, da Sacripante, da un lubrico frate negromante e da Ruggero, per finire poi, imprevedibilmente, tra le braccia del semplice soldato Medoro.
Nel racconto conclusivo di Astolfo, che va sulla Luna a riprendere il senno di Orlando, e del suo conseguente rinsavimento, si palesa la tristezza e il desiderio di fuga del letterato Ariosto dal mondo disarmonico della storia verso l’armonico mondo del fantastico e della creazione artistica. Il tema della pazzia d’amore non era dunque che un travestimento della pazzia di vivere: una rumorosa commedia condotta al tempo stesso con ironico distacco e sofferta partecipazione.
A parte il prologo, un intermezzo e l’epilogo, il testo dello spettacolo è rimasto in endecasillabi che, in certi casi, sono stati smontati e rimontati liberamente, mentre in altri - i momenti più poetici ed intensi – sono stati conservati nell’integrità della splendida ottava ariostesca. Gli attori si trovano quindi a recitare usando sia il discorso diretto che il discorso indiretto, in alcuni momenti interpretando dal di dentro i sentimenti e le azioni dei personaggi e in altri descrivendole e commentandole dal di fuori secondo la disincantata sensibilità dell’autore. Questa scelta drammaturgica ci ha necessariamente sospinti lontano da ogni rappresentazione realistica del testo, aiutandoci a mettere in risalto il grande tema dell’ironia ariostesca e a farci sentire nella sua opera gli echi contemporanei delle nostre piccole e grandi passioni quotidiane.
PROGETTO ANTIDOTO
con il sostegno di Regione Toscana
Direzione Generale Diritto alla Salute e Politiche di Solidarietà
in collaborazione con Azienda USL 10 di Firenze
MOM SMA Firenze 5 - UO educazione alla salute CEDEAS
ENTE CASSA DI RISPARMIO DI FIRENZE
ANTIDOTO è un progetto varato in forma sperimentale nello scorso anno scolastico che utilizza il linguaggio teatrale come contributo alle attività pedagogiche su temi che spesso si trovano alla base di quella fatica di crescere in cui s’imbattono le nuove generazioni; quel delicato momento dell’adolescenza che talvolta genera passività, assenza di stimoli, difficoltà di dialogo, incapacità di comunicare. L’aspetto innovativo risiede nel fatto che l’approfondito lavoro di medici ed educatori del Dipartimento salute mentale e dell’Unità operativa educazione alla salute ha determinato un inconsueto approccio metodologico a questi temi cosicché invece di concentrarsi sui sintomi si è preferito orientare un più accurato sguardo d’insieme su quell’analfabetismo delle emozioni che costituisce la genesi fondante di un diffuso ed impalpabile malessere. ANTIDOTO è dunque un progetto di promozione dei fattori protettivi e di prevenzione nei confronti del disagio giovanile.
Nella già apprezzato ritratto del giovane Franz Kafka Stefano Massini si ispira alla personalità dello scrittore praghese: la sua problematicità può così divenire il simbolo di una condizione attuale, di un caos interiore, di una assenza di punti di riferimento che, in fondo, è rimasta innegabilmente irrisolta.
Niente di celebrativo in Mozart, la novità di quest’anno, sebbene si tratti del fatidico 250° anniversario della nascita. Ad andare in scena sarà il diciottenne Wolfgang, ritratto del genio più autentico e spregiudicato, contraddittorio, pirotecnico, tormentato e caotico. Un Wolfgang in cui i giovani e giovanissimi studenti e spettatori potranno riconoscersi perché il vero protagonista dello spettacolo è l’arte come bisogno folgorante di esprimersi, aprirsi agli altri, dire chi si è ed esporsi, così, al confronto. Ma non basta: il cantiere < MOZart > diviene un vero e proprio laboratorio politecnico grazie all’inedita collaborazione che unisce gli sforzi di Pupi e Fresedde a quelli dell’Accademia delle Belle Arti e del Conservatorio Cherubini di Firenze nell’intento di creare una occasione formidabile di incontro fra i giovani: un incontro che apra al dialogo, al rapporto fra pari, alla dialettica fra differenti esperienze, all’esplorazione di molteplici prospettive e diverse soluzioni.
Tutto ciò in attesa di dedicarsi nel terzo anno di questo progetto alla tormentata figura di Vincent Van Gogh chiudendo una trilogia non solo progettuale ma anche artistica che avrà esplorato la controversa natura di tre giovani artisti di tre diverse discipline storicamente collocati negli ultimi tre secoli della nostra civiltà.
martedì 7, mercoledì 8, giovedì 9, venerdì 10, sabato 11 marzo ore 10.00
venerdì 10 e sabato 11 ore 21.00
domenica 12 ore 16.30
lunedì 13 e martedì 14 marzo ore 10.00
SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile d’Innovazione Firenze
METAMORFOSI
RITRATTO DEL GIOVANE FRANZ KAFKA IN UN TEATRO DEL GHETTO DI PRAGA
scritto e diretto da Stefano Massini
con Roberto Gioffrè, Marco Venienti, Stefano Laguni
scene Mirco Rocchi, costumi Micol J.Medda, luci Alfredo Piras
durata: 1 ora e 15 minuti
In questo spettacolo il famoso racconto di Franz Kafka non è un punto di partenza, bensì una meta d’arrivo.
Sulla scena viene rappresentata la nascita de “La Metamorfosi”, la sua formidabile ideazione, la fase di fortuito e avvincente concepimento: come nacque l’opera, come prese vita dai meandri di un’anima complessa quanto geniale. Una scrittura scenica intrigante, che prende le mosse dalle autentiche pagine dei “Diari” di Kafka, dalla “Lettera al Padre”, da tante opere cosiddette minori ma di importanza determinante per ricostruire il tormentato universo interiore dell’autore. Il pubblico viene così trasportato fra i tavoli fumosi del Cafè Teatro Savoy, nel cuore del Ghetto di Praga, autunno del 1911.
E’ lì che un Franz Kafka non ancora trentenne incontra il coetaneo Jitzach Löwy, interprete in una celebre compagnia yiddish (un incontro che ebbe realmente luogo, destinato a rivestire un ruolo decisivo nella biografia dello scrittore). Fra i due giovani ebrei prende vita quasi per caso un dialogo intenso, magmatico, di vibrante profondità. Sospesi fra la leggerezza di un gioco e il dolore dell’introspezione, i due ragazzi si addentrano passo dopo passo nei corridoi del proprio disagio, alla ricerca di un “senso di vivere” che vinca finalmente ogni paura, ogni confusione.
E la cupa metamorfosi di Gregor Samsa prende lentamente forma sullo sfondo, come straordinario sfogo di un labirinto interiore, lucida metafora grottesca e struggente grido d’aiuto.
martedì 4, mercoledì 5, giovedì 6, venerdì 7, sabato 8 aprile ore 10.00
venerdì 7 e sabato 8 ore 21.00
domenica 9 ore 16.30
lunedì 10, martedì 11, mercoledì 12 aprile ore 10.00
SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile d’Innovazione Firenze
Accademia di Belle Arti di Firenze
Conservatorio di Musica “Luigi Cherubini” di Firenze
< MOZart >
RITRATTO DEL GIOVANE WOLFGANG AMADEUS…
elaborazione drammaturgica e regia di Stefano Massini
durata indicativa: 1 ora e 15 minuti
Arte come mezzo di comunicazione. Arte come linguaggio comune. Arte come grido, come bisogno di raccontarsi, di scoprirsi, di svelarsi. Dopo aver esplorato le inquietudini moderne del giovane Franz Kafka, Progetto Antidoto riprende il suo discorso esattamente dove lo aveva lasciato: l’urgenza kafkiana di esprimere il proprio “groviglio interiore” apre adesso una grande riflessione sulla creazione artistica come formidabile negazione della passività, strumento di lotta al disagio, al complesso, all’incapacità di sentirsi vivi. Ecco nascere allora l’intuizione intrigante di un percorso sperimentale che unisca per la prima volta il Teatro Stabile d’Innovazione Pupi e Fresedde-Teatro di Rifredi, l’Accademia di Belle Arti e il Conservatorio Cherubini. Un incontro attentamente studiato e voluto con forza dai curatori di Progetto Antidoto, dal professor Massimo Mattioli docente di Scenografia dell’Accademia e dal maestro Mario Pazzaglia direttore del Conservatorio. Non soltanto tre importanti istituzioni culturali toscane, ma tre straordinari cantieri artistici, tre officine creative dove l’universo giovanile trova modo di esprimersi nelle forme più fascinose e stravaganti. Comune denominatore di questa sfida è un legame stretto fra Teatro, Musica e Arti Figurative: la scommessa di un percorso comune fra giovani attori, giovani musicisti e giovani scenografi, impegnati insieme - per un anno intero – nella creazione di un evento teatrale dedicato alla figura di Wolfgang Amadeus Mozart. Ma non c’è niente di celebrativo in questo Mozart del 2006, sebbene si tratti del fatidico 250° anniversario della nascita: ad andare in scena – come accadde per Kafka - sarà il diciottenne Wolfgang, ritratto del genio più autentico e spregiudicato, contraddittorio, pirotecnico, tormentato e caotico. Un Wolfgang in cui i giovani e giovanissimi spettatori del Teatro di Rifredi potranno riconoscersi, ritrovarsi, rispecchiarsi. Perché il vero protagonista dello spettacolo (in scena nella primavera 2006) è l’arte come bisogno folgorante di esprimere se stessi, aprirsi agli altri, dire chi si è ed esporsi, così, al confronto. Ma non basta: il cantiere < MOZart > intende essere anche una occasione formidabile per far incontrare i giovani, principali destinatari del progetto: un incontro che apra al dialogo, al rapporto fra pari, alla dialettica fra esperienze diverse, soluzioni diverse, prospettive diverse. Ed è qui che diviene essenziale l’inquadramento della “scommessa mozartiana” nell’ambito di Antidoto: l’esperimento di una sinergia fra differenti generi artistici si fonde con l’altrettanto innovativo esperimento di affrontare la passività delle emozioni con una forte unione fra teatro, mondo della scuola e operatori socio-sanitari.
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