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Università Bilkent di Ankara
Dipartimento di Musica e Teatro
con la collaborazione dell'stituto Italiano di Cultura
PISEKAR
SERVITORE DI DUE PADRONI
da ”Il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni
adattamento e regia di Angelo Savelli
interpretato dagli allievi del corso di teatro dell’Università Bilkent di Ankara
Angelo Savelli collabora da diversi anni con le più importanti strutture teatrali della Turchia, sviluppando insieme alla compagnia Pupi e Fresedde di Firenze un’intensa rete di scambi teatrali culminati nella realizzazione di un progetto stabile di collaborazione, denominato “Turk arkadaslar” (Amici turchi), che conta tra l’altro la produzione dello spettacolo “L’ultimo harem” con la prestigiosa attrice Serra Yilmaz, presenza carismatica di tutti i film di Ferzan Ozpetek.
Sotto gli auspici degli Istituti Italiani di Cultura di Istanbul ed Ankara, nel 2001 Savelli ha messo in scena “La famiglia dell’antiquario” di Goldoni per il Teatro municipale di Istanbul e nel 2005 “Il canto della terra perduta” da Ruzante per il Teatro Nazionale di Ankara, lavorando con alcuni dei migliori attori turchi di queste prestigiose istituzioni.
Adesso è stato chiamato da una delle più prestigiose Università turche, la Bilkent di Ankara, ha condurre un corso sul tema della Commedia dell’Arte.
Approfittando dell’occasione del terzo centenario della nascita di Carlo Goldoni, Savelli ha pensato di concludere questo suo lavoro laboratoriale con gli allievi con la messa in scena di uno dei testi giovanili del grande autore veneziano ancora debitore dell’eredità dei comici dell’Arte, il “Servitore di due padroni” reso mondialmente celebre dall’intramontabile edizione di Strehler.
La particolarità di questo lavoro consisterà non solo nel far cimentare i giovani attori turchi con gli stilemi di una delle più italiane tra le tradizioni teatrali ma anche e soprattutto nel tentativo di coniugare questa nota e a volte abusata tradizione con un’altra più sconosciuta e specificatamente turca.
Esiste infatti uno spettacolo teatrale tipicamente turco, di cui non conosciamo le lontane origini, ma che viene rappresentato ancora ai giorni nostri sia in piazze e giardini sia nei teatri per il divertimento dei turisti. Tale spettacolo, che si chiama ora Ortaoyunu, presenta alcune caratteristiche della commedia italiana dell’arte, quali la recita a soggetto e la tipologia fissa dei personaggi. Sembra che i turchi ne fossero venuti a conoscenza attraverso i loro contatti con i veneziani e forse per questo essi chiamarono dapprima la loro recita "Arte oyunu" che sta a significare "spettacolo dell’arte". In seguito la parte italiana della parola (arte) venne assimilata ad una parola turca (orta), vicina come suono alla parola italiana (che vuol dire piazza) per cui questa rappresentazione si chiamò da allora Ortaoyunu.
Savelli aveva già utilizzato, incidentalmente, questa curiosa ed interessante corrispondenza per la costruzione dei personaggi dei servi nell’edizione turca de “La famiglia dell’antiquario”. Questa sarà l’occasione invece per sviluppare in maniera più organica questa contaminazione culturale, servendosi anche dell’apporto di alcuni specialisti dell’Ortaoyunu.
L’auspicio è che questo lavoro serva ad approfondire sempre più i rapporti culturali e teatrali tra l’Italia e la Turchia; rapporti tutt’altro che sporadici e superficiali, ma risalenti addirittura alla fine del ‘700, come ci testimonia la bella e divertente commedia di Goldoni “L’impresario delle Smirne”.



































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