LE NOVELLE DELLA NONNA
regia Angelo Savelli
con Massimo Grigò e Amina Kovacevich
scene e costumi Andrea Rossi e Roberta Socci

Due attori, vestiti da esploratori - con tanto di mappe, cannocchiali, zaini e borracce - si sono messi alla ricerca di antiche storie da raccontare ai bambini dopo che la televisione li ha spogliati di tutto il loro repertorio e del loro pubblico. Nella loro avventurosa ricerca sono arrivati in una valle della Toscana, il Casentino, e lì la vecchia nonna Regina, durante una divertente festa, gli ha riempito due zaini zeppi di novelle.
Sta ora ai bambini, o alzando la mano a maggioranza od utilizzando i numeri della tombola, scegliere quale tra le tante novelle dei due zaini ascoltare.
Ma scegliere di ascoltare una storia significherà rinunziare ad ascoltare le altre, creando per quel giorno un evento unico e personalizzato.
Tra le quarantacinque novelle della Perodi ne abbiamo scelte alcune tra le più gotiche, quelle dove gli elementi dell’orrore, della paura, del fantastico sono più marcati e oggettivati in personaggi negativi dal netto profilo secondo un’antica tradizione di esorcismo del terrore infantile: “La fidanzata dello scheletro”, “L’ombra del sire di Narbona”, “La padella dell’incantatrice malefica”, “La calza della Befana”.

Le novelle della nonna di Angelo Savelli
di Maurizio Del Ministro
(
Ordinario di Storia del Cinema presso l’Università di Genova)

Ho un ricordo sempre vivo e stimolante de Le novelle della nonna, messe in scena da Angelo Savelli, per il rapporto dialettico e creativo che questo autore riesce a stabilire con il pubblico, sia infantile che adulto, in virtù di una rigorosa poetica che reinventa i moduli del teatro epico, della psicanalisi e dell’antropologia.

Novelle, quali La fidanzata dello scheletro o La padella dell’incantatrice malefica, sembrano uscire in modo scherzoso, magico e onnipotente dagli zaini di due valenti attori Massimo Grigò e Amina Kovacevich, non a caso vestiti da esploratori, in quanto portatori di conoscenza. E mille personaggi, uomini ed animali, sembrano concretizzarsi tra i banchi di scuola, in un iter immaginoso, di carte geografiche toscane, paesaggi ignoti, cibi sospetti, fantasmi e cimiteri.

Il teatro di questo regista ha senza dubbio una forza conoscitiva, in quanto il bambino, tornando a casa, non avrà immagini falsamente rassicuranti, consolatorie, ma, come avviene ad esempio in L’uccellino azzurro di Maeterlinck, imparerà a riconoscersi nelle proprie paure e nel proprio coraggio quotidiano, senza retoriche tranquillizzazioni.

In questa riscrittura delle fiabe di Emma Perodi, analogamente a Il Giornalino di Gian Burrasca, altro esemplare allestimento di Savelli, assistiamo ad una rappresentazione antinaturalistica e mai illustrativa, in cui si esorcizza, in una comicità pensosa, la paura di vivere all’ombra della morte, che unisce inesorabilmente grandi e piccini.

 

 

 




 

 

ottimizzato per 800x600 / 1024x768 - COLORI 65.536 - copyright Pupi e Fresedde 05/06 © - ottobre 2005 - design by creativalab.com