nuova produzione
ILIADE - contro
IL CANTO DELL'UMANITA' ASSEDIATA
da Omero
riduzione di Angelo Savelli
regia di Andrea Bruno Savelli
con Marzia Risaliti, Francesco Franzosi, Nicola Pecci, Simone Faucci, Valentina Bruscoli
immagini pittoriche e maschere Giuseppe Ragazzini
elementi scenici e costumi Mirco Rocchi
musiche Litfiba (Eneide 1982)
L’Iliade, ovvero “il cantico di Ilio”, la città di Troia, narra il penultimo atto di quella che se non è la prima guerra umana in senso storico, è senz’altro la prima guerra mondiale in senso mitico; tanto che potremmo definire quella di Troia "la madre di tutte le guerre".
Raymond Queneau ha provocatoriamente scritto che tutta la letteratura occidentale non è che la declinazione di due soli grandi archetipi narrativi ed esistenziali, provenienti dall’Iliade e dall’Odissea: l’assedio ed il viaggio. Anche noi ne siamo convinti. Ed infatti questa nostra essenziale riduzione scenica dell'Iliade, più che sottolineare gli inquietanti ed evidenti parallelismi con l’attualità, cerca di rappresentare l'ossessione profonda ed universale che assedia tutti i suoi personaggi: un cieco sentimento di violenza, di conflitto, di scontro che li fa rabbiosamente girare a vuoto senza portarli da nessun parte. In questa riduzione cadono, dunque, le differenze tra Greci e Troiani, tra buoni e cattivi, tra Occidente ed Oriente, tra civiltà e barbarie. Ed anche tra uomini e dei; perchè i sommi burattinai dei destini degli incolpevoli guerrieri, quelli in cui l'umanità vorrebbe trovare un alibi alla propria sconsideratezza, sono creati ad immagine e somiglianza degli umani: rissosi, bizzosi, invidiosi, sleali, ed anche un po' ridicoli...
Sulla rosata sabbia delle spiagge dell'Ellesponto, davanti al vigoroso ondeggiare del mar Egeo, nelle fresche vallate delle sorgenti dello Scamandro, nel poetico racconto di una donna cieca (Omero, nella recente esegesi di alcuni studiosi), non ci sono più assedianti ed assediati, ma solo un pugno di maschi disorientati, prigionieri delle loro forze più oscure.
L'Iliade è il nostro "cuore di tenebra". Una percezione della violenza e della guerra precedente alla nostra civiltà pacifista, ma che continua ad assediarci in qualche nostro sonno agitato. E qualche volta, purtroppo, anche nella realtà