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GROGRČ
di e con Marco Zannoni
regia di Angelo Savelli
scene Mirco Rocchi - musiche Jean Pierre Neel
anno di produzione 2005
Il grosgrain è un nastro di seta e cotone
usato in sartoria. Ed in Toscana, e più
precisamente alle porte di Firenze, il vocabolo
francese grosgrain, diventa senza tanti complimenti,
i’ grogrè.
E’ in una sartoria, o meglio, in un laboratorio
di taglio e cucito che si svolge la nostra storia.
Premiato Laboratorio di taglio e cucito per
signora e signorina di Olga e Annelda Pennetti.
Firenze inizio secolo, una vita diluita nel
silenzio e nel frusciare di stoffe e rasi. Un
voto "fatto al poero babbo" ha fatto
delle due sorelle una coppia di vergini illibate
e nubili ad oltranza.
Unica presenza maschile nella sartoria Pennetti,
è quella del merlo indiano Cecchino,
motivo di gelosia e di rancori nella fragile
esistenza delle due attempate Signorine. Dalla
finestra del loro villino, la campagna che sale
verso Fiesole, dalle gelosie delle sue persiane,
occhiate mai distratte e timidi sguardi per
l’avvenente "Verduraiolino"
che dalla collina se ne scende con la sua carretta
"pien di zucche e di fagioli". La
stagione in cui andiamo a curiosare nel loro
salottino, è la primavera, ovvero la
"stagion de’ fiori", stagione
prediletta dalla soavissima Olga.
Per sua sorella Annelda, detta Neda, al contrario,
non c’è stagione che non cambierebbe
volentieri con la successiva o con la precedente...
ma ciò che non cambierebbe per tutto
l’oro del mondo sarà un regalo
che il destino farà alle due sorelle
un sabato sera di un Maggio del 1920: un giovane
di bell’aspetto, attore di improbabile
fama ma di indiscutibile fascino, che farà
irruzione nella loro vita. Quello sarà
per la prima volta…"Un uomo tutto
intero in casa!" Quel giovane sarà
il regalo tanto atteso ma così inatteso
in una vita fatta di sospiri e di incrollabili
certezze.
La prima idea di scrivere "Grogrè",
è nata dal desiderio di pensare ad uno
spettacolo che usasse un lessico che va scomparendo
e che addirittura in certi vocaboli ed in alcuni
modi di dire non si trova più. L’idea
mi è nata dalla nostalgia della musicalità
del "dire" toscano, dalla versatilità
nell’uso dei vocaboli che se ne faceva
a Firenze e dall’eleganza nell’adattare
e nel fare propria la lingua italiana.
La Firenze del novecento e le sue strade lastricate,
i villini di periferia e l’Omnibus a cavalli
la domenica per la gita alle Cascine. Attraverso
i suoi modi di dire, il suo strascicato lessico
ed il suo spirito, Firenze tramandava sé
stessa a sé stessa. Si racconta che Augusto
Novelli, autore di Acqua Cheta, andasse a "scuola"
in Piazza S. Marco per ascoltare i discorsi
dei fiaccherai e da loro attingere i vocaboli
della lingua parlata per reinterpretare e reinventare
nuovi modi di dire e di essere.
Non poteva mancare nella mia ricerca un autore
come Aldo Palazzeschi, che ha sfumato e trattenuto
con un’indagine serrata, l’animo
irrequieto e risoluto delle sue Sorelle Materassi.
Possiamo immaginare Olga e Annelda del mio Grogrè
come cugine di terzo o quarto grado delle ben
più blasonate e nobili Sorelle di Palazzeschi.
Lo spettacolo è così nato da una
mia memoria di suoni e da una più attenta
rilettura da quel capolavoro che è Sorelle
Materassi.
"Grogrè" è una storia
raccontata e vissuta da un solo interprete che
dà vita e voce a più personaggi
che si avvicendano nel tessuto dello spettacolo
restituendo i suoni della strada e i sussurri
di un salottino al primo piano di un villino
ai margini della città.
Forse con Grogrè ci sembrerà,
per una sera, di passeggiare ancora per le strade
lastricate in pietra, le strade di una Firenze
e di tante altre città che non ci sono
più, con le loro strade dai i muretti
arrotondati, con i loro vicoli spettinati da
fronde di glicine e di rose antiche.
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