Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
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I CLASSICI NOSTRI CONTEMPORANEI: I GRECI

In un momento in cui si parla tanto, e a volte a sproposito, delle radici culturali della nostra Europa, proponiamo per i prossimi anni un variegato viaggio tra le memorie e le vestigia della letteratura e del teatro greco e latino, consapevoli che non solo la nostra “democrazia” ma quasi tutto il nostro DNA culturale provenga da loro, da quello che scolasticamente chiamiamo il “mondo classico”.
Pur coscienti di non poter attuare o forse anche di non voler attuare nessun “rinascimento” fittizio di quel mondo perduto, ci accorgiamo di come sia impossibile nel nostro quotidiano impegno d’artisti contemporanei fare a meno di questi nostri lontani ma presentissimi antenati; e quindi ci proponiamo di confrontarci sul palcoscenico con i “segni” di quella cultura, quasi fossero i sintomi di una febbre dionisiaca o di un torpore apollineo da cui non siamo mai guariti.


APPUNTAMENTI del progetto

 

SPETTACOLO
ODISSEA SEMPRE
Riduzione di Angelo Savelli da Omero
regia Andrea Bruno Savelli
cast in via di definizione

L’Odissea è per antonomasia il racconto del viaggio avventuroso. Ma nell’Odissea di Omero ci sono due grandi viaggi, uno mitico ed uno realistico.
Il primo viaggio è quello che compie Ulisse sbattuto da una sponda all’altra del Mediterraneo nel suo ritorno a casa dalla guerra di Troia, un viaggio così potente e conosciuto da rischiare di far passare in secondo piano quello realistico che è forse la parte più profonda e dolente del capolavoro omerico.
Per questa ragione, almeno per una volta, abbiamo voluto non portarlo in scena conservandone soltanto due tracce: l’unico grande elemento scenografico dello spettacolo, lo scheletro di una nave, e il sintetico racconto di Ulisse riprodotto nei modi di un piccolo film surrealista ispirato a Joyce.
Il grosso dello spettacolo è invece occupato dal secondo viaggio, quello realistico, che abbiamo portato in scena con un taglio visivo contemporaneo e che consiste nel percorso di ricomposizione dell’universo familiare di Ulisse. Un viaggio in cui Ulisse non è il protagonista assoluto e solitario, ma dove condivide con pari dignità con il figlio Telemaco e la moglie Penelope, la missione di rifondazione mitica di uno dei pilastri dell’architettura sociale dell’occidente moderno: la famiglia mono-nucleare e non tribale. Gli antagonisti che ostacolano questa ricomposizione sono i Proci, i giovani rampolli dell’aristocrazia locale desiderosa di sostituire Ulisse nel letto e sul trono. Nella chiave astratta e contemporanea in cui lo spettacolo immerge i versi “integri” di Omero, questi Proci assumono le sembianze allucinate dei drughi di “Arancia meccanica”.
Ognuno compie il suo viaggio. E se il viaggio di Telemaco alla ricerca di un padre è chiaramente un viaggio di formazione e di maturazione; e quello di Ulisse alla ricerca della patria perduta è un viaggio continuo di ricomposizione e scomposizione d’identità, sottolineato dalle continue “menzogne simili al vero” del protagonista nel proporci le varianti di una sua “autobiografia fantastica” alla Borges; quello di Penelope è forse il viaggio più sottile e complesso; e forse il più poetico, perché è il viaggio tra i sentimenti di una donna astuta e fedele, razionale e passionale, che tra le quattro mura di casa patisce le stesse peripezie dell’illustre marito.
I molteplici viaggi dell’Odissea terminano tutti nella nave/letto di Ulisse. Ma è una fine apparente, perché una oscura profezia ci fa intravedere che il viaggio – come ogni vero viaggio - non finisce veramente mai….

 

 

SPETTACOLO
ILIADE CONTRO
IL CANTO DELL'UMANITA' ASSEDIATA
da Omero
riduzione di Angelo Savelli
regia di Andrea Bruno Savelli
con Marzia Risaliti, Francesco Franzosi, Nicola Pecci, Simone Faucci, Valentina Bruscoli
immagini pittoriche e maschere Giuseppe Ragazzini
elementi scenici e costumi Mirco Rocchi
musiche Litfiba (Eneide 1982)

L’Iliade, ovvero “il cantico di Ilio”, la città di Troia, narra il penultimo atto di quella che se non è la prima guerra umana in senso storico, è senz’altro la prima guerra mondiale in senso mitico; tanto che potremmo definire quella di Troia "la madre di tutte le guerre".

Raymond Queneau ha provocatoriamente scritto che tutta la letteratura occidentale non è che la declinazione di due soli grandi archetipi narrativi ed esistenziali, provenienti dall’Iliade e dall’Odissea: l’assedio ed il viaggio. Anche noi ne siamo convinti. Ed infatti questa nostra essenziale riduzione scenica dell'Iliade, più che sottolineare gli inquietanti ed evidenti parallelismi con l’attualità, cerca di rappresentare l'ossessione profonda ed universale che assedia tutti i suoi personaggi: un cieco sentimento di violenza, di conflitto, di scontro che li fa rabbiosamente girare a vuoto senza portarli da nessun parte. In questa riduzione cadono, dunque, le differenze tra Greci e Troiani, tra buoni e cattivi, tra Occidente ed Oriente, tra civiltà e barbarie. Ed anche tra uomini e dei; perchè i sommi burattinai dei destini degli incolpevoli guerrieri, quelli in cui l'umanità vorrebbe trovare un alibi alla propria sconsideratezza, sono creati ad immagine e somiglianza degli umani: rissosi, bizzosi, invidiosi, sleali, ed anche un po' ridicoli...

Sulla rosata sabbia delle spiagge dell'Ellesponto, davanti al vigoroso ondeggiare del mar Egeo, nelle fresche vallate delle sorgenti dello Scamandro, nel poetico racconto di una donna cieca (Omero, nella recente esegesi di alcuni studiosi), non ci sono più assedianti ed assediati, ma solo un pugno di maschi disorientati, prigionieri delle loro forze più oscure.

L'Iliade è il nostro "cuore di tenebra". Una percezione della violenza e della guerra precedente alla nostra civiltà pacifista, ma che continua ad assediarci in qualche nostro sonno agitato. E qualche volta, purtroppo, anche nella realtà.

 

 

 

 


 

 
 
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