AD ORIENTE
DI GOLDONI
conferenza/spettacolo di Angelo Savelli
consulenza del Prof. Siro Ferrone
con Andrea Bruno Savelli, Massimo Grigò,
Marzia Risaliti
Ai tempi di Marco Polo, Venezia,
grazie ai suoi traffici commerciali, era diventata
l’indiscusso punto d’incontro
tra le culture dell’estremo oriente,
del nord Europa e di tutto il bacino del Mediterraneo.
Venezia “porta d’Oriente”
fece conoscere a tutta l’Europa la fastosità
delle terre che dominava o con cui aveva contatti.
La tolleranza era la base di ogni rapporto.
Venezia coglieva gli aspetti migliori delle
culture “forestiere”, li acquisiva
e adattava, dando luogo ad una pratica di
convivenza tra le culture di cui troveremo
splendidi esempi non solo nelle architetture
della basilica di San Marco e nel Palazzo
Ducale, ma anche in altri campi come la cucina,
la musica, la pittura, la letteratura, il
diritto.
Ma nel 1492 Cristoforo Colombo giungeva nel
nuovo mondo. Quella data cominciò a
segnare, in modo impercettibile ma inesorabile,
la fine della Serenissima. Lo spostamento
dei commerci fuori dal bacino del mediterraneo
relegò col tempo Venezia ad un ruolo
limitato all’Adriatico e più
emarginato rispetto al commercio mondiale
che si spostò sui grandi porti dell’atlantico.
Ad Occidente prese campo la potenza spagnola,
ad Oriente l’impero Ottomano. La vittoria
di Lepanto sui turchi riesce a garantire alla
Serenissima un ulteriore periodo di prosperità
ma non ad invertire il processo di decadenza.
Anche la mentalità cambia. L’elemento
“straniero” soprattutto orientale
non è più fonte di scambio reale
ma eccentrico esotismo da mostrare come moda
o come simbolo di supremazia colonialista.
Nel Settecento, una classe politica imbelle,
un patriziato economicamente esausto e culturalmente
prigioniero di vuote convenzioni, una borghesia
attiva ma priva di rappresentanza, trascinano
la città tra feste e splendori fino
alla vigilia delle rivoluzioni americana e
francese ed al fatale ciclone napoleonico.
Pochi artisti come Carlo
Goldoni (1707-1793) sono riusciti ad essere
specchio della loro cultura e della loro società,
in maniera così lucida, complessa ed
efficace da travalicare il campo specifico
del teatro per assurgere al podio di testimoni
e critici del proprio tempo. Fautore di una
epocale riforma teatrale che consegna ai secoli
successivi il grande teatro realista borghese,
condivide con la sua epoca le contraddizioni
tra spinte reazionarie e aspirazioni rivoluzionarie,
tra moralismo e cinismo, e, nel teatro, tra
gusti melodrammatici ed innovazioni realistiche,
tra maschere e caratteri psicologici, tra
lingua e dialetti. Ma su ogni ambiguità
trionfa la grandezza della sua scrittura teatrale,
frutto di una lucida ed etica consapevolezza
drammaturgica e di una straordinaria conoscenza
della tecnica teatrale appresa a diretto contatto
con la polvere del palcoscenico.
Visto il profondo legame che unisce Goldoni
a Venezia, e visto il profondo legame che
lega Venezia all’Oriente, nella variegata
ma unitaria produzione teatrale goldoniana
non poteva certo mancare un confronto con
il mondo orientale. E questo avviene non soltanto
con il celeberrimo “Impresario
delle Smirne”, ma anche, ed
in maniera più specifica ed approfondita,
con la meno conosciuta ma potente “Sposa
persiana” (primo tassello di
una trilogia che annovera anche “Ircana
in Julfa” e “Ircana
in Ispan”), senza dimenticare
lo spassoso libretto buffo della “Lucrezia
romana in Costantinopoli” o
il cupo dramma in musica “Oronte re
dei sciti” o le tragi-commedie “La
Dalmatina” e “La
bella Giorgiana”.
La nostra conferenza spettacolo propone allo
spettatore un viaggio esemplare e divertente
attraverso queste opere, ancorandole didatticamente
ai grandi temi sociali del teatro goldoniano,
alle riflessioni sul “meraviglioso”
e sul “realismo” nella riforma
goldoniana, e al quadro generale dei rapporti
tra Oriente ed Occidente, tema oggi di scottante
attualità.
I capitoli della conferenza
spettacolo
Capitolo 1
- La conferenza si apre con una brevissima
introduzione di saluto del relatore.
Capitolo 2
- Irrompono in scena i tre attori che propongono
una divertente e frenetica riduzione in quindici
minuti dell’opera buffa “Lugrezia
in Costantinopoli”.
Capitolo 3
- Al termine della breve rappresentazione,
il relatore mette in evidenza i limiti evidenti
di questo primo approccio all’Oriente
di un Goldoni apprendista autore, appena trentenne.
E’ questa l’occasione per raccontare
gli esordi del grande drammaturgo veneziano
attraverso una sorta di dialogo/intervista
tra il relatore e uno degli attori chiamato
ad impersonare Goldoni. Si arriva così
immediatamente al cuore della poetica goldoniana,
lucidamente e programmaticamente riassunta
dallo stesso autore nella famosa formula “Mondo
e Teatro”.
Capitolo 4
- Il termine “Mondo” offre l’occasione
per una breve ma fondamentale digressione
sul mondo di Goldoni, cioè Venezia,
di cui viene messa in risalto la sua funzione
storica di Porta d’Oriente ed il ruolo
propulsore e poi decadente della sua borghesia
mercantile.
Capitolo 5
- Il termine “Teatro” ci introduce
al teatro veneziano del settecento, dominato
dall’opera in musica e tramonto della
Commedia dell’Arte, con la sua struttura
schematica e ripetitiva.
Capitolo 6
– La riforma goldoniana della commedia
non viene dall’esterno per motivi ideologici
di tipo illuminista ma nasce dall’interno
del lavoro stesso del palcoscenico come valorizzazione
e ottimizzazione delle risorse delle compagnie
teatrali che rischiavano di perdere pubblico
e credibilità. Una riforma e non una
rivoluzione che si fa per gradi, attraverso
soprattutto una pedagogia degli attori e delle
attrici. Il legame tra Teatro e Mondo è
reso evidente dalla funzione che svolge nella
riforma goldoniana della commedia la trasformazione
del personaggio di Pantalone da scurrile macchietta
comica a carattere sociale rappresentativo
della classe commerciale veneta.
Capitolo 7
– Il risultati della riforma goldoniana
vengono documentati dal grande successo dei
suoi capolavori. Il relatore e gli attori
citano ciascuno il suo testo preferito con
le sue caratteristiche più salienti.
E’ questa l’occasione anche per
citare l’abbandono di Venezia dopo le
polemiche con il Gozzi e la morte a Parigi
del nostro autore.
Capitolo 8
- Il realismo e la credibilità di personaggi
e situazioni, introdotti da Goldoni nella
sua drammaturgia veneziana, valgono anche
per le nuove opere di sfondo orientale, che
risultano più accurate. Goldoni stesso
ammette di essersi ben documentato attraverso
la lettura di opere di argomento orientale
e attraverso le testimonianze dei numerosi
viaggiatori e mercanti che facevano la spola
tra Venezia e l’Oriente. I tre attori
offrono un’esemplificazione di questa
nuova sensibilità leggendo alcuni brani
scelti dalla Trilogia de “La sposa persiana”
e delle altre opere orientali.
Capitolo 9
– Concludiamo ricordando una curiosa
opera orientale di Goldoni, “L’impresario
delle Smirne”, in cui l’autore
documenta un nuovo fenomeno emergente alla
fine del settecento: l’interesse turco
per lo spettacolo occidentale, soprattutto
per il melodramma. Si coglie l’occasione
per documentare la presenza nella Turchia
di quegli anni di una particolare forma di
teatro popolare di grande successo, l’Ortaoyunu,
che ricorda da vicino le tipologie e le situazioni
della Commedia dell’Arte.
Capitolo 10
- La conferenza si conclude con i tre attori
che recitano una breve e divertente sintesi
de “L’impresario delle Smirne”.