Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
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 compagnia __ PROGETTI

 

DMW

Realizzato con il sostegno di Regione Toscana - Provincia di Firenze - Ente Cassa di Risparmio di Firenze
in collaborazione con Amnesty International - Comunità di Sant'Egidio - Fondazione Derek Rocco Barnabei

Nel 2003, anno in cui tutto il mondo aspetta l’approvazione a New York della risoluzione ONU per una Moratoria universale delle esecuzioni, la Giunta Regionale Toscana e la Presidenza della Provincia di Firenze lanciano congiuntamente all’ente di produzione Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi un ampio ed articolato progetto che intende coinvolgere ed appassionare l'intera opinione pubblica sul tema della pena capitale.
Un progetto che si svilupperà in diverse fasi lungo tutto l’anno 2003 configurandosi come una profonda e corposa riflessione sul tema dell’omicidio di stato. Particolare attenzione sarà rivolta alla penetrazione di questo Progetto nell’universo giovanile e nel mondo della scuola.

DMW – Dead Man Walking è un progetto teatrale così battezzato per evocare il grido che le guardie penitenziarie americane lanciano accompagnando il condannato a morte nella stanza della esecuzione. Un Progetto che utilizza il linguaggio teatrale come efficace strumento di crescita civile attraverso la narrazione e la rappresentazione dei grandi conflitti morali e culturali di ogni tempo. DMW si presenta definitivamente articolato nei tre momenti di seguito illustrati, individuati a conclusione di un serrato lavoro di confronto e collaborazione con le istituzioni e con le associazioni umanitarie.

Il senso più profondo di questa iniziativa è efficacemente espresso dalle emblematiche parole di Sister Helen Prejean, la famosa suora americana impegnata come assistente spirituale nel Braccio della Morte della Louisiana:

“ […] Pochissimi sanno veramente che cosa sia questa pena, il rito che la accompagna, la tortura e le sofferenze che produce […] La maggior parte dell’opinione pubblica semplicemente non ha mai avuto l’occasione di ascoltare un’esauriente spiegazione della realtà della pena di Morte e delle sue implicazioni morali […] Ho scoperto che l’informazione e l’educazione sulla Pena di Morte possono cambiare le menti e i cuori […] Questa è la prova che quando ci si impegna intensamente per la giustizia, i modi e le risorse per portare avanti la battaglia si moltiplicano, in maniera inaspettata e sorprendente”

 
SPETTACOLI / VIDEO del progetto


VIDEO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
NON VALE LA PENA - LA BALLATA DELLA MORTE
un video scritto e diretto da Stefano Massini
con la partecipazione di Arnoldo Foà, Remo Girone, Valeria Moriconi,
Ottavia Piccolo, Amanda Sandrelli, Massimo Wertmüller

anno di produzione 2002

Il video “Non Vale la Pena” è stato presentato in anteprima il 30 novembre 2002 in occasione di un incontro di riflessione sulla pena capitale al Teatro di Rifredi. In quella sede il video è stato messo a disposizione degli Enti morali, delle Associazioni e delle Istituzioni che avvieranno una ricca campagna di sensibilizzazione in vista della Moratoria. Questo video è infatti il risultato di un lavoro finalizzato alla realizzazione di un contributo, al tempo stesso artistico e comunicativo, concepito come supporto per le numerose manifestazioni e iniziative che le Associazioni umanitarie svilupperanno nel 2003. “Non Vale la Pena” è nato col preciso obiettivo di far riflettere gli spettatori sulle contraddizioni che caratterizzano il fenomeno “pena capitale” nelle diverse e talora opposte applicazioni che esso mostra a livello planetario. Ecco scorrere sul video una ininterrotta partitura di immagini e recitazione che letteralmente proietta gli spettatori a diretto contatto con le esecuzioni di massa cinesi, con l’omertà giapponese, oltre che con l’ipocrisia dell’iniezione letale, la gelida burocrazia del boia, l’agghiacciante incomprensibilità del delitto di stato iraniano. La conclusione è affidata allo straziante grido di dolore di chi ha dato la vita al condannato, vita spezzata a norma di legge. Non un documentario, non una lezione, ma un intenso mosaico di toccanti testimonianze, affidate eccezionalmente a sei grandi interpreti del nostro teatro (Arnoldo Foà dà voce al governatore giapponese, Massimo Wertmüller all’attonita folla cinese, Remo Girone ad un compassato boia africano e Amanda Sandrelli all’onnipresente quarto potere americano, mentre Ottavia Piccolo trascina il pubblico tra gli incubi delle fucilazioni notturne iraniane e Valeria Moriconi alza un intenso requiem da mater pietosa pasoliniana).
Per il suo alto valore comunicativo il 18 giugno 2003 il video è stato proiettato al Parlamento Europeo di Bruxelles

 

SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
ULTIMO GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE
spettacolo didattico tratto dall’omonimo testo di Victor Hugo
r iduzione e regia di Stefano Massini
con Alessandro Baldinotti, Roberto Gioffrè, Fabio Mascagni, Anna Maria Guerrini
scene di Michele Ricciarini - costumi di Micol J.Medda - luci di Alfredo Piras

anno di produzione 2003

Gli ultimi pensieri, le ultime speranze, gli ultimi ricordi sull’orlo dell’abisso. C’è tutto questo nel libro di Victor Hugo. Eppure il suo vero interesse non risiede affatto nel realismo delle atmosfere, quanto piuttosto in quel continuo espandersi in una dimensione diversa, più completa e complessa: la vicenda di un anonimo condannato in una anonima cella dell’800 si proietta nel futuro assumendo tutta la forza di un insospettabile atto d’accusa. In questo senso ho voluto leggere il romanzo di Victor Hugo come una materia senza confini, come un potente grido attraverso la Storia, come parabola infinita, come arringa eterna contro l’inciviltà. Ecco allora che le parole del testo si collocano oltre la Storia nel momento stesso in cui fanno la Storia, trasformando il presente in futuro e il futuro in ombra del passato: ieri, oggi e domani si danno la mano e si scambiano reciprocamente, scoprendo nell’uno il riflesso dell’altro. In altre parole, questo non è un normale spettacolo, e quindi non dà luogo ad una ordinaria serata teatrale: per questo dramma non esiste infatti un finale, semplicemente perché il testo di Hugo non ha mai avuto fine. Dunque lo spettacolo non può che trasformarsi lentamente in attualità: alla finzione si sostituisce la realtà, al racconto la cronaca. Alla storia il presente.

 

SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
IO SONO IL MARE - CRONACA DI UN OMICIDIO GIUDIZIARIO
liberamente ispirato al diario di Derek Rocco Barnabei
scritto e diretto da Stefano Massini
con Massimo Bonetti e Massimo Wertmuller
musiche originali di Enrico Ruggeri e Pino Di Pietro
scene Michele Ricciarini - costumi Micol J. Medda - luci Alfredo Piras

anno di produzione 2003

Una calma artificiale. Un silenzio immobile, un’aria che pesa. E il solito odore di disinfettante: è l’alba nel Braccio della Morte di Greensville. L’alba del 15 settembre 2000: dieci ore dopo che lo Stato della Virginia ha spezzato su un lettino i 33 anni di Derek Rocco Barnabei. Oltre le finestre la pioggia scende a fiumi sulla cittadina irreale di Jarratt. Luogo dimenticato, sottinteso, sperduto in una remota provincia americana di radio accese e stufati di patate. Ormai sta piovendo da ore. Nel grigiore asfittico di un anonimo parlatorio si incontrano il cappellano Jim Gallagher e il secondino Frank Houdson. Fra loro la presenza ingombrante di un paio di scarpe slacciate e di una grossa scatola piena di roba: tutto ciò che resta di Barnabei D.R., detenuto 227108. Per archiviare la pratica non resta che un’ultima formalità: visionare oggetto per oggetto e mettere per scritto che lo Stato non si è preso niente. L’ennesima firma sull’ennesimo modulo. Fra i due si snoda fino da subito un dialogo teso, estremo, critico: uno scontro senza mezzi termini, una lotta combattuta senza esclusione di colpi. Un vortice che attanaglia il cappellano e il secondino in un labirinto senza uscita: troppe le domande senza risposta, troppi i dubbi, troppi i perché. Chi è salito su quel lettino? Un assassino? Un innocente? E ancora: chi può decidere di uccidere per legge? Come difendere? Come accusare? Ragioni? Alibi? Per Houdson non c’è niente di cui sorprendersi. Il suo è soltanto un mestiere, in rigoroso orario d’ufficio. Tutto normale, tutto regolare: quello che conta è che ognuno stia al suo posto. Ognuno col suo ruolo. Nessuna complicazione.
Anche Padre Gallagher ne ha visti morire a decine. Ma in loro vede ancora l’uomo, mai la bestia. Ogni volta riconosce la stessa rabbia che lo assale dallo stomaco: la stessa sensazione di impotenza, la stessa voglia di gridare. Di non sentirsi un ipocrita.
Nasce il giorno. Un nuovo giorno fra le pareti del carcere. Le cose di Derek si sono lentamente trasformate nell’inchiostro di un modulo: libri, disegni, poesie… un diario, scrigno di gelide istantanee dagli orrori del Braccio. Frammenti di una vita spogliata, di un’esistenza negata. Inutile e lontana dalla realtà come il desiderio insoddisfatto di respirare ancora l’oceano.


SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
PRIMA DELL'ALBA
(LETTERA AL FIGLIO)

testo e regia di Stefano Massini
con Stefania Sandrelli
al clarinetto Simone Ermini
luci Alfredo Piras

anno di produzione 2003

Un monologo serrato, denso, che fotografa il dramma di una donna in una istantanea teatrale di quaranta minuti. In una anonima cella di una anonima “fabbrica di morte”, una altrettanto anonima condannata a morte attende di dare alla luce un figlio. La regola è ferrea: subito dopo il parto, qualcuno siglerà la sua morte a norma di Legge. E dentro questo assurdo illogico sta tutta la tragedia di un monologo che nasce come dialogo impossibile fra una madre destinata a morire ed un figlio destinato a vivere. Dialogo impossibile che si compie sullo sfondo di uno Stato carnefice che attende in silenzio, nell’ombra. Sospesa nell’atmosfera rarefatta di una notte che muore nel giorno, la condannata tenta l’impresa ostinata di una lettera che sfidi il futuro, un ritratto di vita in righe di inchiostro. Prende corpo una partitura in versi, un assolo drammatico e desolato nelle lande deserte di una umanità azzerata, capace soltanto di riscattarsi nella poesia estrema di un grido oltre le sbarre asfittiche del binario morto.

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SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
MEMORIE DEL BOIA
liberamente tratto da “Memorie di Sanson” di Honorè de Balzac
scritto e diretto da Stefano Massini
con Amerigo Fontani, Antonio Fazzini, Elena D’Anna
s cene di Emanuele Luzzati e Roberto Rebaudengo (realizzate da Michele Ricciarini)
c ostumi di Micol J.Medda - luci di Alfredo Piras

anno di produzione 2004

Inverno del 1829. Parigi è sospesa in una notte silenziosa e gelida: nevica da sei ore, la città è deserta. E fra cento strade spazzate dal vento ce n’è una ancora più cupa: è Rue d’Albouy, dove abita Sanson, il vecchio boia. Provato, stanco, malato, ma soprattutto solo, sdegnato dal mondo per quelle mani lerce di sangue. Cosa resta del boia? Resta il ritratto di un uomo cinico, assuefatto alla morte, parente stretto del dolore e della violenza estrema. Resta la beffa di portare un nome che da oltre due secoli è sinonimo di una condanna: vivere per dare morte, senza scelta alcuna. Quali ombre possono agitare la notte del boia? Quali visite possono varcare la sua soglia? Quali domande possono attanagliare il re della ghigliottina? E infine quali specchi riflettono davvero l’immagine del vecchio Sanson? Fra le pareti anonime di una camera da letto si snoda un dialogo impietoso, profondo, tutt’altro che pacifico. Una vera inchiesta sull’eroe del patibolo, una sfida per scavare a fondo fra i pensieri, gli incubi, i ricordi del Carnefice Pubblico. Un confronto denso di incognite che assedia i giocatori come la più lucida ed estrema delle partite a scacchi.



 
 
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