VIDEO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
NON VALE
LA PENA - LA BALLATA DELLA MORTE
un video scritto e diretto da Stefano Massini
con la partecipazione di Arnoldo Foà, Remo
Girone, Valeria Moriconi,
Ottavia Piccolo, Amanda Sandrelli, Massimo Wertmüller
anno di produzione 2002
Il video “Non Vale la Pena” è
stato presentato in anteprima il 30 novembre 2002
in occasione di un incontro di riflessione sulla
pena capitale al Teatro di Rifredi. In quella
sede il video è stato messo a disposizione
degli Enti morali, delle Associazioni e delle
Istituzioni che avvieranno una ricca campagna
di sensibilizzazione in vista della Moratoria.
Questo video è infatti il risultato di
un lavoro finalizzato alla realizzazione di un
contributo, al tempo stesso artistico e comunicativo,
concepito come supporto per le numerose manifestazioni
e iniziative che le Associazioni umanitarie svilupperanno
nel 2003. “Non Vale la Pena” è
nato col preciso obiettivo di far riflettere gli
spettatori sulle contraddizioni che caratterizzano
il fenomeno “pena capitale” nelle
diverse e talora opposte applicazioni che esso
mostra a livello planetario. Ecco scorrere sul
video una ininterrotta partitura di immagini e
recitazione che letteralmente proietta gli spettatori
a diretto contatto con le esecuzioni di massa
cinesi, con l’omertà giapponese,
oltre che con l’ipocrisia dell’iniezione
letale, la gelida burocrazia del boia, l’agghiacciante
incomprensibilità del delitto di stato
iraniano. La conclusione è affidata allo
straziante grido di dolore di chi ha dato la vita
al condannato, vita spezzata a norma di legge.
Non un documentario, non una lezione, ma un intenso
mosaico di toccanti testimonianze, affidate eccezionalmente
a sei grandi interpreti del nostro teatro (Arnoldo
Foà dà voce al governatore giapponese,
Massimo Wertmüller all’attonita folla
cinese, Remo Girone ad un compassato boia africano
e Amanda Sandrelli all’onnipresente quarto
potere americano, mentre Ottavia Piccolo trascina
il pubblico tra gli incubi delle fucilazioni notturne
iraniane e Valeria Moriconi alza un intenso requiem
da mater pietosa pasoliniana).
Per il suo alto valore comunicativo il 18 giugno
2003 il video è stato proiettato al Parlamento
Europeo di Bruxelles
SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
ULTIMO
GIORNO DI UN CONDANNATO A MORTE
spettacolo didattico tratto dall’omonimo
testo di Victor Hugo
r iduzione e regia di Stefano Massini
con Alessandro Baldinotti, Roberto Gioffrè,
Fabio Mascagni, Anna Maria Guerrini
scene di Michele Ricciarini - costumi di Micol
J.Medda - luci di Alfredo Piras
anno di produzione 2003
Gli ultimi pensieri, le ultime speranze, gli ultimi
ricordi sull’orlo dell’abisso. C’è
tutto questo nel libro di Victor Hugo. Eppure
il suo vero interesse non risiede affatto nel
realismo delle atmosfere, quanto piuttosto in
quel continuo espandersi in una dimensione diversa,
più completa e complessa: la vicenda di
un anonimo condannato in una anonima cella dell’800
si proietta nel futuro assumendo tutta la forza
di un insospettabile atto d’accusa. In questo
senso ho voluto leggere il romanzo di Victor Hugo
come una materia senza confini, come un potente
grido attraverso la Storia, come parabola infinita,
come arringa eterna contro l’inciviltà.
Ecco allora che le parole del testo si collocano
oltre la Storia nel momento stesso in cui fanno
la Storia, trasformando il presente in futuro
e il futuro in ombra del passato: ieri, oggi e
domani si danno la mano e si scambiano reciprocamente,
scoprendo nell’uno il riflesso dell’altro.
In altre parole, questo non è un normale
spettacolo, e quindi non dà luogo ad una
ordinaria serata teatrale: per questo dramma non
esiste infatti un finale, semplicemente perché
il testo di Hugo non ha mai avuto fine. Dunque
lo spettacolo non può che trasformarsi
lentamente in attualità: alla finzione
si sostituisce la realtà, al racconto la
cronaca. Alla storia il presente.
SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
IO SONO
IL MARE - CRONACA DI UN OMICIDIO
GIUDIZIARIO
liberamente ispirato al diario di Derek Rocco
Barnabei
scritto e diretto da Stefano Massini
con Massimo Bonetti e Massimo Wertmuller
musiche originali di Enrico Ruggeri e Pino Di
Pietro
scene Michele Ricciarini - costumi Micol J. Medda
- luci Alfredo Piras
anno di produzione 2003
Una calma artificiale. Un silenzio immobile, un’aria
che pesa. E il solito odore di disinfettante:
è l’alba nel Braccio della Morte
di Greensville. L’alba del 15 settembre
2000: dieci ore dopo che lo Stato della Virginia
ha spezzato su un lettino i 33 anni di Derek Rocco
Barnabei. Oltre le finestre la pioggia scende
a fiumi sulla cittadina irreale di Jarratt. Luogo
dimenticato, sottinteso, sperduto in una remota
provincia americana di radio accese e stufati
di patate. Ormai sta piovendo da ore. Nel grigiore
asfittico di un anonimo parlatorio si incontrano
il cappellano Jim Gallagher e il secondino Frank
Houdson. Fra loro la presenza ingombrante di un
paio di scarpe slacciate e di una grossa scatola
piena di roba: tutto ciò che resta di Barnabei
D.R., detenuto 227108. Per archiviare la pratica
non resta che un’ultima formalità:
visionare oggetto per oggetto e mettere per scritto
che lo Stato non si è preso niente. L’ennesima
firma sull’ennesimo modulo. Fra i due si
snoda fino da subito un dialogo teso, estremo,
critico: uno scontro senza mezzi termini, una
lotta combattuta senza esclusione di colpi. Un
vortice che attanaglia il cappellano e il secondino
in un labirinto senza uscita: troppe le domande
senza risposta, troppi i dubbi, troppi i perché.
Chi è salito su quel lettino? Un assassino?
Un innocente? E ancora: chi può decidere
di uccidere per legge? Come difendere? Come accusare?
Ragioni? Alibi? Per Houdson non c’è
niente di cui sorprendersi. Il suo è soltanto
un mestiere, in rigoroso orario d’ufficio.
Tutto normale, tutto regolare: quello che conta
è che ognuno stia al suo posto. Ognuno
col suo ruolo. Nessuna complicazione.
Anche Padre Gallagher ne ha visti morire a decine.
Ma in loro vede ancora l’uomo, mai la bestia.
Ogni volta riconosce la stessa rabbia che lo assale
dallo stomaco: la stessa sensazione di impotenza,
la stessa voglia di gridare. Di non sentirsi un
ipocrita.
Nasce il giorno. Un nuovo giorno fra le pareti
del carcere. Le cose di Derek si sono lentamente
trasformate nell’inchiostro di un modulo:
libri, disegni, poesie… un diario, scrigno
di gelide istantanee dagli orrori del Braccio.
Frammenti di una vita spogliata, di un’esistenza
negata. Inutile e lontana dalla realtà
come il desiderio insoddisfatto di respirare ancora
l’oceano.
SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
PRIMA DELL'ALBA
(LETTERA AL FIGLIO)
testo e regia di Stefano Massini
con Stefania Sandrelli
al clarinetto Simone Ermini
luci Alfredo Piras
anno di produzione 2003
Un monologo serrato, denso, che fotografa il dramma
di una donna in una istantanea teatrale di quaranta
minuti. In una anonima cella di una anonima “fabbrica
di morte”, una altrettanto anonima condannata
a morte attende di dare alla luce un figlio. La
regola è ferrea: subito dopo il parto,
qualcuno siglerà la sua morte a norma di
Legge. E dentro questo assurdo illogico sta tutta
la tragedia di un monologo che nasce come dialogo
impossibile fra una madre destinata a morire ed
un figlio destinato a vivere. Dialogo impossibile
che si compie sullo sfondo di uno Stato carnefice
che attende in silenzio, nell’ombra. Sospesa
nell’atmosfera rarefatta di una notte che
muore nel giorno, la condannata tenta l’impresa
ostinata di una lettera che sfidi il futuro, un
ritratto di vita in righe di inchiostro. Prende
corpo una partitura in versi, un assolo drammatico
e desolato nelle lande deserte di una umanità
azzerata, capace soltanto di riscattarsi nella
poesia estrema di un grido oltre le sbarre asfittiche
del binario morto.
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SPETTACOLO
Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
MEMORIE
DEL BOIA
liberamente tratto da “Memorie di Sanson”
di Honorè de Balzac
scritto e diretto da Stefano Massini
con Amerigo Fontani, Antonio Fazzini, Elena D’Anna
s cene di Emanuele Luzzati e Roberto Rebaudengo
(realizzate da Michele Ricciarini)
c ostumi di Micol J.Medda - luci di Alfredo Piras
anno di produzione 2004
Inverno del 1829. Parigi è sospesa in una
notte silenziosa e gelida: nevica da sei ore,
la città è deserta. E fra cento
strade spazzate dal vento ce n’è
una ancora più cupa: è Rue d’Albouy,
dove abita Sanson, il vecchio boia. Provato, stanco,
malato, ma soprattutto solo, sdegnato dal mondo
per quelle mani lerce di sangue. Cosa resta del
boia? Resta il ritratto di un uomo cinico, assuefatto
alla morte, parente stretto del dolore e della
violenza estrema. Resta la beffa di portare un
nome che da oltre due secoli è sinonimo
di una condanna: vivere per dare morte, senza
scelta alcuna. Quali ombre possono agitare la
notte del boia? Quali visite possono varcare la
sua soglia? Quali domande possono attanagliare
il re della ghigliottina? E infine quali specchi
riflettono davvero l’immagine del vecchio
Sanson? Fra le pareti anonime di una camera da
letto si snoda un dialogo impietoso, profondo,
tutt’altro che pacifico. Una vera inchiesta
sull’eroe del patibolo, una sfida per scavare
a fondo fra i pensieri, gli incubi, i ricordi
del Carnefice Pubblico. Un confronto denso di
incognite che assedia i giocatori come la più
lucida ed estrema delle partite a scacchi.
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