Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi
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PROGETTO TRIENNALE PER LE SCUOLE MEDIE SUPERIORI
con il contributo di Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia di Firenze

L'ARTE DELLA COMMEDIA
Lineamenti della commedia italiana dal Rinascimento al Novecento

PRIMO ANNO: IL QUATTROCENTO ED IL CINQUECENTO

CONF. SPETTACOLI / SPETTACOLI del primo anno


CONFERENZA/SPETTACOLO

Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
ALLE ORIGINI DELLA COMMEDIA ITALIANA
di Angelo Savelli
relatore Angelo Savelli / Laura Giannoni
con Vincenzo Calenzo, Sandro Mabellini, Riccardo Rombi

anno di rappresentazione 1995

- Definizione della commedia: una rappresentazione teatrale in prosa o in versi di carattere gioioso e quasi sempre a lieto fine che mette in scena personaggi comuni in situazioni verosimili. - Commedia italiana e lingua italiana. Si parte con una riflessione sul progressivo imporsi della lingua italiana "volgare" sul sempre più elitario latino: "La Divina Commedia" (1307) e il "De vulgari eloquentia" (1308) di Dante Alighieri come perni di questa operazione di fondazione e nobilitazione della lingua italiana. - Costatazione che tra la "Commedia" di Dante e la prima commedia scritta in lingua italiana, "La Cassaria" (1508) di Ludovico Ariosto, intercorrono ben duecento anni. - Attraverso il riferimento al "Nome della rosa" di Umberto Eco si sottolinea il pregiudizio cristiano/medioevale contro la comicità come forma alta di espressione. - Analisi di due fenomeni storico/letterari che hanno contribuito in maniera determinante all'abbattimento di questo pregiudizio:
1) il successo del "Decameron" (1347) di Giovanno Boccaccio: gli attori leggono, drammatizzandola, la novella della burla al proposto di Fiesole;
2) la riscoperta dei manoscritti con le opere di Plauto (1429) e la conseguente eplosione d'imitazioni plautine nelle principali corti italiane:
gli attori leggono ed interpretano due scene da "I Menecmi" di Plauto...

 

SPETTACOLO
Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
RUZANTE: IL CANTO DELLA TERRA SOSPESA
adattamento di Angelo Savelli dalle opere di Angelo Beolco detto il Ruzante
con Fernando Maraghini, Monica Bucciantini
regia di Angelo Savelli

anno di rappresentazione 1995

Angelo Beolco, colui attraverso il quale irruppe sulla scena cinquecentesca il "corpo" del mondo contadino, contadino non era!
Figlio illegittimo di un ricco possidente, fu amministratore dei beni di famiglia, esattore di tributi, frequentò ambienti sia popolari che raffinati, fu forse anche usuraio. Fu però attraverso la passione per il teatro e l'arte dell'attore che realizzò la sua più originale esperienza esistenziale.
E sul palcoscenico, quello fattogli costruire appositamente a Padova dall'amico e protettore Alvise Cornaro, egli fu "Ruzante", comico personaggio di contadino rozzo ed istintivo assunto dalla tradizione goliardica della satira contro i villani rimpolpandolo con l'esperienza diretta del suo peregrinare nel contado pavano. Ma, mentre su questa "scena immaginaria", davanti a questo sobrio portico rinascimentale, opera dell'architetto Falconetto, egli consumava con l'intelligenza e l'inventiva di uno sperimentatore il copione del teatro umanistico nella progressione dei suoi generi (egloga pastorale, satira antirusticana, mariazo, commedia in versi, commedia d'imitazione classica, commedia dell'arte), sull'altra scena, quella "simbolica", si compiva un evento personalissimo, l'unico però poi ripetibile nella futura storia del teatro ruzantiano, cioè la scomparsa di Angelo Beolco in Ruzante, lo sparire dell'intellettuale dentro la prepotente compattezza di un'evocazione del mondo contadino così pulsante di gesti, gerghi, angosce, situazioni e segni, da travalicarne la finzione. In questo processo accade che il guitto resta sospeso all'interno della sua rappresentazione, così come il mondo contadino evocato resta sospeso all'interno della creazione del teatrante. Ed in questa sospensione risiede la chiave (una possibile chiave) di lettura del teatro ruzantiano, teatro in cui ogni evento più è concreto tanto più è citato e viceversa. Come il linguaggio, che tanto più tende a sparire nella realtà del dialetto pavano, tanto più si risolve in una partitura musicale, in un canto, in un concertato che evoca a sé altre voci di strumenti, altre melodie e ritmi paralleli. Come l'erotismo che tanto più si propone sfacciato ed irriflesso tanto più si sublima in trasparenti immagini psicoanalitiche come la terra/donna, l'amante/bambino, il corpo/messaggio ...


SPETTACOLO
Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
IL MARESCALCO
di Pietro Aretino
adattamento e regia Angelo Savelli
con Marco Sodini, Vincenzo Calenzo, Sandro Mabellini, Massimo Grigò, Riccardo Rombi, Fernando Maraghini
trio canoro Antonella Ferrari, Riccardo Giannini, Gianni Mini
scene e costumi Mirco Rocchi - luci Roberto Chiti
interventi musicali Marco Bucci

anno di rappresentazione 1995

Durante il breve soggiorno a Mantova del 1526, Pietro Aretino scrive "Il Marescalco" che sarà poi pubblicato nel 1533 a Venezia.
Il duca di Mantova sapendo che il suo Marescalco (il maniscalco che ferra i cavalli) e' ostile al matrimonio dispone di sposarlo con la forza. Nei cinque atti della commedia assistiamo all'andirivieni di personaggi della corte (servi, balie, pedanti, nobili, staffieri ecc.) intorno al povero Marescalco per informarlo prima e convincerlo poi della necessita' del matrimonio voluto dal duca. L'ostinazione del Marescalco volgerebbe la commedia verso il dramma se non intervenisse un burlesco quanto ambiguo finale a risolvere la storia in operetta. La storia e' un pretesto per tessere un gioco scenico sul tema della misoginia e su quello dell'ubbidienza ai potenti. Commedia di rara unitarieta' e vividezza, ricca di spunti teatralissimi e d'invenzioni linguistiche, "Il Marescalco", rappresenta uno degli esiti più felici non solo della produzione dell'Aretino ma di tutto il teatro del '500 ...

 

SECONDO ANNO: IL SEICENTO ED IL SETTECENTO
 
CONF. SPETTACOLI / SPETTACOLI del secondo anno


CONFERENZA/SPETTACOLO

Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
DALLA COMMEDIA BAROCCA ALLA RIFORMA BORGHESE
di Angelo Savelli
relatore Angelo Savelli / Laura Giannoni
con Patrizia Pirgher, Vincenzo Calenzo, Sandro Mabellini

anno di rappresentazione 1995

- Recupero della linea storica tracciata nel I anno: la commedia "erudita" canonizzata nei suoi cinque atti con prologo secondo il modello antico si era già avviata lungo due percorsi diversi nell'ultimo trentennio del Cinquecento.
a) Da un lato temi e vicende (plautine o novellistiche) vengono recuperate in chiave più romanzata dai repertori delle prime compagnie professionistiche;
b) dall'altro la sua struttura 'classica' si presta sempre più all'incursione della 'pastoralità' in direzione tragicomica.
Il Seicento rappresenta la maturazione e l'approfondimento di queste due tendenze. Sviluppo e decadimento della commedia erudita: manierismo e reazione arcadica. Potenziamento della scenografia verso lo spettacolo barocco. Nascita del teatro come luogo scenico specifico.
Sviluppi degli intermezzi verso il melodramma. Nascita del teatro come professione: la commedia dell'arte. Le compagnie dei comici. Il teatro in tournée. Le donne in scena. Zibaldoni e canovacci. Schema plutino/carnevalesco dei testi. L'arte della recitazione. Il successo all'estero ed il decadimento del modello originario. Carlo Gozzi e la riforma Goldoniana.


SPETTACOLO
Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
DON PILONE
di Girolamo Gigli
adattamento di Angelo Savelli
con Massimo Grigò, Marco Sodini, Fernando Maraghini, Alessandra Bedino, Riccardo Rombi,
Vincenzo Calenzo, Patrizia Pirgher, Sandro Mabellini, Giulia Weber
regia Angelo Savelli
musiche Marco Bucci

anno di rappresentazione 1996

Ma cosa racconta il Don Pilone di Girolamo Gigli? Racconta le vicende di un gentiluomo dalla debole personalità che si fa plagiare da un falso religioso, il quale con la scusa della carità e della penitenza riesce ad insidiargli la moglie e a portagli via il patrimonio.
Vi sembra una storia già conosciuta? Certo! A chi legge abitualmente le cronache dei giornali questa vicenda ricorderà le tante storie di ingenui e sempliciotti irretiti dalle prediche di guru e santoni; episodi finiti spesso con disastri finanziari e qualche volta in tragedia.
Ma per chi ha letto anche un po' di storia del teatro questa vicenda ne ricorderà sicuramente un’altra più celebre: quella del Tartufo di Molière.
In realtà Don Pilone è una copia spudorata del Tartufo. Il Gigli porta alle estreme conseguenze quella che era stata la pratica di tutto il teatro rinascimentale: copiare! Sublime opera di vampirismo, il plagio del Gigli ricorda quel meraviglioso personaggio di Borges che messosi a scrivere la grande opera della sua vita, gira e rigira, non trovava espressioni migliori che quelle già usate da Cervantes per scrivere il Don Chisciotte; e così, una frase oggi e una domani, capitolo dopo capitolo, alla fine si trovò ad avere riscritto pari pari il Don Chisciotte. Ma per quanto esattamente uguali quello di Cervantes era quello di Cervantes ed il suo era il suo: non andavano assolutamente confusi, così come il Gigli ci tiene a far sapere che il suo Don Pilone, mutando d’idioma e di situazione è in fondo tutt’altra cosa da quello di Molière...


SPETTACOLO
ACCADEMIA PERDUTA
L'IMPRESARIO DELLE SMIRNE
di Carlo Goldoni
regia di Antonio Taglioni


anno di rappresentazione al Teatro di Rifredi 1996


Sei comici disperati e affamati vivono per un breve attimo l'illusione della ricchezza: partire per una favolosa tournée in Oriente e tornare carichi d'oro e di celebrità. Distratti dalle loro piccole beghe e rivalità, non si accorgono di essere delle marionette nelle mani del Conte Lasca, pure lui spiantato ma alla ricerca di un modo nuovo di far fruttare il lavoro dei 'virtuosi'. Al cospetto dell'Impresario delle Smirne, il ricchissimo turco che dovrebbe condurli in Oriente prendono corpo i vizi, i difetti e le piccinerie di questi teatranti, tanto che la mattina seguente il fantomatico Alì li avrà già abbandonati alle loro dispute quotidiane.
Avvolto in un clima magico e colorato, procede con un ritmo che alterna momenti comici ad altri di tenera malinconia senza perdere mai di vista la spietata ironia che affiora tutte le volte che l'atmosfera sta per farsi troppo seria: esilaranti riti fra le prime donne, l'albagia di un musico soprano, l'affamata protervia di un poeta si rivelano irrestibilmente comiche sotto l'occhio stupefatto dell'impresario turco.


TERZO ANNO: L'OTTOCENTO E IL NOVECENTO

CONF. SPETTACOLI / SPETTACOLI del terzo anno


CONFERENZA/SPETTACOLO

Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
ASCESA E ROVINA DELLA COMMEDIA BORGHESE
di Angelo Savelli
relatore Angelo Savelli / Laura Giannoni
con Massimo Grigò, Marzia Risaliti, Stefano Buonoconto

anno di rappresentazione 1997

- Recupero della linea storica tracciata nei primi due anni. Dopo secoli d’ostracismo dovuti ad un più generale pregiudizio cristiano/medioevale che vedeva nel comico una forma inferiore d’espressione, e dopo la consacrazione in ambito colto avvenuta nel Cinquecento con lo straordinario successo della Commedia Erudita, la “forma commedia” (rappresentazione di persone comuni in situazioni verosimili) subisce nel secolo del meraviglioso barocco uno snaturamento delle sue caratteristiche pur conquistandosi un vasto seguito popolare grazie da una parte all’esperienza dei Comici dell’Arte e dall’altra allo “stupefacente” sviluppo della scenotecnica. L’eccessivo tecnicismo e le inverosimiglianze contenutistite, vengono nella successiva epoca dei Lumi decisamente criticate da Carlo Goldoni che riesce, lavorando dall’interno delle stesse compagnie di Comici, ad imporre una riforma radicale della commedia basata su un ritorno al realismo. - Per affrontare Ottocento e Novecento, secoli molto complessi dal punto di vista della storia del teatro, la conferenza si articolerà in due momenti distinti, uno, diciamo, più frivolo, l’altro più impegnativo. a) Affermazione e decadimento del modello goldoniano: il salotto come spazio emblematico della rappresentazione della famiglia borghese. Successo della farsa dialettale. Trasformazione della Commedia dell’Arte in Teatro all’Antica Italiana. Passaggio dalle maschere alle macchiette. Nascita del Cafè Teatro e del Varietà. Il fenomeno della parodia. (esemplificazioni previste: le macchiette del balbuziente, del Gagà e della Sciantosa; “La figlia di Jorio” di D’Annunzio e le successive parodie di Scarpetta e di Totò). b) Il Romanticismo come affermazione dell’individuo nella Storia che privilegia le forme drammatiche e tragiche di rappresentazione. Rivoluzione culturale del ‘900 come crisi d’identità dell’individuo (pessimismo, relativismo, psicoanalisi, ecc.). Trasformazione della comicità in umorismo. Il trionfo del teatro filosofico ed umoristico di Pirandello ed Eduardo De Filippo.
(esemplificazioni previste: “Pericolosamente” atto unico di Eduardo; il saggio sull’umorismo e “La patente” di Pirandello).


SPETTACOLO
Coop. Il Teatro di Napoli
IL MEDICO DEI PAZZI
di Edoardo Scarpetta
libero adattamento e regia di Laura Angiulli
con Tonino Taiuti, Enzo De Caro, Mario Santella, Nunzia Schiano, Alessandra D’Elia,
Marita D’Elia, Rosario Salvati, Agostino Chiummariello

anno di rappresentazione al Teatro di Rifredi 1997

Ciccillo, giovane scapestrato, sperpera al gioco i soldi che il ricchissimo zio Felice Sciosciammocca gli manda dal paese per mantenerlo agli studi di medicina e per l’allestimento di una clinica privata per malati psichiatrici. Al munifico parente, giunto all’improvviso in città, il giovane gli spaccia per clinica la pensione dove risiede e i suoi ospiti per i ricoverati. Don Felice non ha nessuna difficoltà ad accettare per manifestazioni di follia quelle eccentricità che ciascuno degli ignari pensionati manifesta. Il meccanismo comico funziona alla perfezione consentendo al commediografo di costruire un tipico intreccio di equivoci, di doppi sensi, di vorticose entrate e uscite dei personaggi che popolano la storia e si propongono con ricchezza e con varietà di caratteri.
La storia, fin troppo nota, è quella che Edoardo Scarpetta nel 1908 trae, nella sua configurazione strutturale, da un’operina brillante di Karl Laufs, commediografo tedesco di incerta fama.
Nell’acquisizione creativa dell’autore napoletano l’impianto drammaturgico prende corpo, si ravviva e si condensa in una comicità più dichiarata, affidata non solo alla riscrittura del testo, ma anche al consolidamento della struttura narrativa, intessuta nell’equivoco e nell’intrigo.
La messinscena che proponiamo, ricavata da un’interpretazione divertita del testo di Scarpetta, si propone a sua volta con alcune originali ipotesi interpretative dei fatti e dei personaggi e, seguendo un itinerario che mai si distacca dalla comicità, tenta di elaborare il concetto stesso di “follia” quale sentimento positivo del vivere.


SPETTACOLO

Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
L'UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU'
di Luigi Pirandello
regia di Marco Sodini
con Marco Sodini, Monica Gucciantini, Vincenzo Calenzo, Vito Favata,
Giulia Weber, Marco Rustioni, Gabriele Mori, Eleonora Rizzo
scene e costumi Rossana Monti

anno di rappresentazione 1997

Il Capitano Perella fa il marinaio e passa quindi la maggior parte del suo tempo lontano da casa. Sua moglie si consola tra le braccia del Sig. Paolino, Professore privato del figlio di lei Nonò. Nessun problema finchè la Sig.a Perella non scopre di essere incinta. Il Professore dovrà allora trovare il modo di far credere al Capitano di essere il padre del nascituro. Quale espediente escogitare, però, se le poche volte che il marinaio torna a casa si “dimentica” di adempiere ai propri doveri di marito?
Forse un potente afrodisiaco? Forse un colpo di rivoltella?
Pirandello, per chiudere il progetto l’Arte della Commedia con l’unico grande drammaturgo italiano del Novecento.L’uomo, la bestia e la virtù, sottotitolo “apologo in tre atti”, “una tragedia annegata nella farsa” dice l’autore. Apparentemente una storia di corna. C’è da nascondere una gravidanza adulterina perchè torna il marito marinaio. Ma l’apologo è favola morale con animali e la realtà, sempre, ne nasconde un’altra. Negli stessi anni Proust scrive: “Dicono che quel liquido salato ch’è il nostro sangue sia semplicemente la sopravvivenza interiore del primitivo elemento marino”. E l’arte, come la natura all’uomo, è lontananza addosso. Essenza del tempo. Anche ora che i sogni sono così tremendamente simili al visibile. Come se l’uomo non fosse una metafora.

 
 
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