CONFERENZA SPETTACOLO
Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi
Teatro Stabile di Innovazione Firenze
ARIOSTO E LA NASCITA DELLA COMMEDIA ITALIANA
conferenza-spettacolo di Angelo Savelli
relatore Angelo Savelli
con Andrea Bruno Savelli, Francesco Franzosi, Massimo Grigò

“Ariosto e la nascita della commedia italiana” affronta il tema della nascita o meglio delle difficoltà incontrate al suo nascere da una delle espressioni teatrali più importanti della storia della cultura italiana: la Commedia Erudita, da non confondersi con la Commedia dell’Arte (che da quella deriva), e che vede prestigiosi rappresentanti del calibro di Niccolò Machiavelli, Pietro Aretino, il Cardinale Bibbiena, Giordano Bruno. Questa conferenza, tremamente lineare e sintetica ma largamente esaustiva del tema trattato, è arricchita dall'intervento di tre giovani attori che leggendo e recitando brani esemplificativi delle tematiche affrontate ne rendono più piacevole e più documentata l'esposizione. Dopo aver fissato la definizione del termine “commedia”, si analizza il suo utilizzo strategico nell’opera di Dante Alighieri agli albori della rinascita delle arti e della cultura italiana.
È questa l’occasione per richiamare i dati salienti della costituzione della nostra lingua nazionale, che trova i suoi fondamenti proprio nella “Comoedia” dantesca e nel parallelo “De vulgaris eloquentia”. Dopo questa necessaria introduzione, la conferenza-spettacolo inizia ad esporre i processi graduali che hanno condotto, in ritardo rispetto agli altri generi, alla nascita del “genere comico” nella storia del teatro italiano, servendosi di un ampio riferimento al fortunato romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco, si mette a fuoco la principale causa di questo ritardo, focalizzando l’attenzione sul pregiudizio cristiano-medioevale che assimilava la comicità al diabolico ed all’osceno. Si passa poi a prendere in considerazione alcuni importanti avvenimenti della letteratura nazionale tra il Trecento e il Cinquecento che hanno contribuito in maniera determinante alla caduta di questo pregiudizio, tenendo ben fermo il concetto che questa inibizione valeva soprattutto per la cultura ufficiale, in quanto a livello popolare la comicità non aveva mai smesso di occupare un posto centrale nelle manifestazioni folkloriche e rituali.
Si procede alla rappresentazione, condensata in venti minuti, de “La Cassaria”, un divertente tour de force di ritmi e travestimenti che, pur nella sintesi, restituisce caratteri e situazioni tipici non solo di quest’opera ma di tutta la commedia italiana del Cinquecento.

 

 






 

 

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